Cassazione Penale, Sentenza n. 40196/2022 del 25/10/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Barbieri impugna l'ordinanza del 11/11/2021 del Tribunale di Catanzaro che aveva rigettato il riesame ex art. 309 c.p.p. della misura cautelare custodiale disposta dal G.I.P. di Vibo Valentia (21/10/2021). Era indagato per tentato omicidio aggravato e detenzione/porto illegale di arma da fuoco. Propone tre motivi: 1) censura circa l'erronea esclusione del dolo eventuale e la teoria della volontaria desistita (sostiene che gli atti dimostrerebbero che desistette volontariamente dal completare l'omicidio); 2) deduce che dai filmati risulterebbe che l'agente colpì con il calcio della pistola e non puntò e sparò intenzionalmente, quindi nodo probatorio sulla sussistenza del tentato omicidio; 3) contesta la sussistenza del pericolo di fuga, dato che si sarebbe poi spontaneamente costituito.
La decisione
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Ritiene che il Tribunale del riesame abbia fornito motivazione chiara e lineare: i filmati mostrano che Barbieri provocò la lite, estrasse una pistola semiautomatica carica, tentò di puntarla contro la vittima (ostacolato da terzi), esplose un colpo che attingeva la vittima alla spalla e immediatamente dopo si diede alla fuga, rendendosi irreperibile per oltre 48 ore. Sulla fattispecie si applica il criterio della prognosi postuma per il tentativo: alla luce della micidialità dell'arma, della sede della lesione e della distanza ravvicinata, il giudice di merito ha correttamente ritenuto sussistenti gravi indizi di tentato omicidio. Quanto al pericolo di fuga, la valutazione è ex ante e la successiva costituzione è irrilevante se intervenuta dopo la concretizzazione del pericolo. Inoltre il Tribunale ha considerato l'assenza del ritrovamento dell'arma come elemento ostativo a misure meno afflittive per tutelare l'integrità delle indagini. Conseguentemente la Corte condanna il ricorrente alle spese e a versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende; dispone altresì comunicazioni al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94 disp. att. c.p.p.
Norme richiamate
Norma che disciplina il riesame delle misure cautelari. Nel caso, il ricorso per cassazione impugnava il provvedimento di rigetto del riesame; la Corte verifica la congruità e chiarezza della motivazione del giudice di merito senza sostituirsi nella valutazione dei fatti.
Prevede la condanna alle spese processuali e la possibilità di irrogare ammende per ricorsi inammissibili; qui utilizzato per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e a versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
Norma sulle comunicazioni al direttore dell'istituto penitenziario in relazione allo stato di detenzione: la cancelleraia deve trasmettere copia del provvedimento al direttore per gli adempimenti previsti.
Sez. U., n. 11 del 22/03/2000 (Audino)
Principio di diritto indicante i limiti del sindacato della Cassazione sulle misure cautelari: la Corte verifica che il giudice di merito abbia adeguatamente motivato la gravità indiziaria, controllando la congruenza della motivazione rispetto ai canoni logici e giuridici.
Sez. 2, n. 36311 del 12/07/2019 (Raicevic)
Richiama il criterio della prognosi postuma per l'accertamento dell'idoneità degli atti al compimento del reato tentato: si valuta la situazione come si presentava all'agente al momento degli atti, secondo le condizioni prevedibili.
Sez. 1, n. 52009 del 04/10/2016 (Grosso)
Principio secondo cui il pericolo di fuga va valutato ex ante sulla base di elementi concreti; la successiva costituzione non elimina l'irreperibilità già verificatasi dopo il fatto.
Massime di principio
- La Cassazione non riesamina liberamente i fatti nelle questioni sulle misure cautelari: verifica soprattutto la completezza, la logica e la congruità della motivazione del giudice di merito.
- Nel tentato omicidio l'idoneità degli atti va valutata con il criterio della "prognosi postuma": si considera ciò che l'agente poteva prevedere al momento dell'azione, non la successiva evoluzione processuale.
- La presenza di un'arma micidiale, la distanza ravvicinata e la sede del colpo sono elementi che, congiuntamente, possono fondare la sussistenza di gravi indizi per il tentato omicidio anche se l'evento letale non si è verificato.
- Il pericolo di fuga si valuta ex ante: l'irreperibilità post fatto e la durata dell'assenza (es. oltre 48 ore) sono elementi rilevanti e la successiva costituzione non annulla retroattivamente il rischio già concretizzatosi.
- L'assenza del ritrovamento dell'arma può giustificare misure cautelari custodiali per il concreto rischio di inquinamento delle indagini o di reiterazione del reato.
- I ricorsi che ripropongono soltanto contestazioni già esaminate e motivate dal giudice di merito sono frequentemente dichiarati inammissibili; è importante proporre censure nuove o rilevare vizi formali nel ragionamento motivazionale.
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