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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39103/2024 del 24/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello che confermava la loro condanna per falsa testimonianza resa nel processo civile promosso da Dario D'Angelo contro Salvatore Mele. Le censure sono sette e riguardano: 1) presunta violazione per difetto di correlazione tra imputazione e decisione per variazione della data del fatto in udienza; 2) estinzione del reato per prescrizione (in particolare per Luca Podda, con conteggio dei termini e delle sospensioni reclamato dalla difesa); 3) vizi motivazionali sull'accertamento dell'elemento soggettivo (mancata verifica della consapevolezza mendace) e sull'identificazione precisa della dichiarazione falsa, con rilevate contraddizioni tra le due sentenze di merito; 4) valutazione della prova indiziaria e mancata considerazione dell'ipotesi alternativa della sostituzione delle serrature da parte del D'Angelo; 5) violazione del diritto alla prova a discarico per l'inutilizzabilità di una risposta del teste; 6) difetto di motivazione su non punibilità per particolare tenuità, valutazione della pena e diniego delle attenuanti generiche; 7) vizio nella riconoscimento e quantificazione del risarcimento alla parte civile, con doglianza che la parte civile non sarebbe persona offesa e che non sarebbe dimostrato un danno risarcibile.

La decisione

La Corte di legittimità ha ritenuto infondato il primo motivo (la variazione della data non ha alterato la natura essenziale della contestazione). Ha invece accolto il secondo motivo: le testimonianze oggetto di imputazione risultano rese in data tale che il relativo reato è ormai estinto per prescrizione (termine massimo prorogato di 7 anni e 6 mesi maggiorato dalle sospensioni), con decorrenze indicate rispettivamente il 16 novembre e il 16 dicembre 2023. Perciò la sentenza impugnata è annullata senza rinvio quanto agli effetti penali. Quanto alle doglianze terzo-quinto, la Corte ha rilevato una motivazione assertiva e insufficiente della sentenza d'appello (mancata indicazione puntuale delle dichiarazioni consapevolmente mendaci e collegamento logico con gli elementi probatori), ma poiché il reato è estinto la declaratoria penale è comunque annullata. Tuttavia, la presenza della parte civile impone che il giudice valuti il compendio probatorio ai fini delle statuizioni civili: pertanto la sentenza è annullata anche agli effetti civili e rinviata per nuovo giudizio al giudice civile competente per valore. Sono perciò assorbiti gli altri motivi relativi a tenuità, pena e quantificazione del danno, che dovranno essere affrontati dal giudice del rinvio ove necessario, incluse le spese del grado.

Norme richiamate

  • art. 516 cod. proc. pen.

    La modifica della data indicata in udienza non costituisce modifica dell'imputazione se non incide sugli elementi essenziali della contestazione e non pregiudica il diritto di difesa dell'imputato

  • art. 592, comma 4, cod. proc. pen.

    Regola la ripartizione delle spese per il grado di giudizio e viene richiamato per stabilire che il giudice del rinvio regolerà le spese in base alla sua decisione

  • Sez. 5, n. 48879 del 17/09/2018 (giurisprudenza)

    Principio di diritto richiamato secondo cui la variazione formale della data non incide quando non cambia la natura essenziale della contestazione

  • Sez. U, n. 12602 del 17/12/2015 (Ricci)

    Giurisprudenza richiamata sul fatto che quando la prescrizione è intervenuta prima della pronuncia d'appello la sentenza penale deve essere annullata senza rinvio

  • Sez. U, n. 35490 del 28/05/2009 (Tettamanti)

    Richiama il principio secondo cui, anche se vi fossero profili di insufficiente motivazione, ove sussista prescrizione il giudice non può rinviare per aggiungere motivazione penale ma deve dichiarare l'estinzione; tuttavia la presenza della parte civile impone la valutazione del compendio probatorio per le statuizioni civili

Massime di principio

  • La variazione di una data nel capo di imputazione non viola automaticamente il diritto di difesa se non muta gli elementi essenziali della contestazione; la difesa deve indicare il concreto pregiudizio subito per veder accolta la censura
  • La prescrizione va calcolata con attenzione ai termini massimi, alle proroghe e ai periodi di sospensione (compresi quelli per astensione degli avvocati e disposizioni emergenziali); se il reato è estinto prima della pronuncia d'appello la condanna penale deve essere annullata senza rinvio
  • Se la sentenza di merito appare generica o non individua con precisione quali sarebbero state le dichiarazioni mendaci e la relativa consapevolezza, la motivazione è viziata e può rendere necessario un supplemento di valutazione, salvo che l'annullamento penale sia comunque imposto dalla prescrizione
  • La presenza di una parte civile cambia l'assetto della decisione: anche se il reato è estinto penalmente, il giudice deve comunque valutare il compendio probatorio per le statuizioni civili e, se necessario, rinviare al giudice civile per decidere su responsabilità civile e danni
  • Nella valutazione delle prove indiziarie il giudice deve considerare e motivare il rifiuto delle ipotesi alternative non paradossali; non è sufficiente escludere in modo congetturale spiegazioni alternative ragionevoli (es. sostituzione delle serrature)
  • Le questioni relative all'elemento soggettivo del reato devono essere trattate esplicitamente: occorre chiarire se l'imputato fosse consapevole della falsità della dichiarazione e quale interesse personale o incentivo avrebbe avuto a mentire
  • La decisione sul merito civile (risarcimento) richiede il collegamento tra la condotta attribuita e un danno effettivo; la mera lesione dell'interesse protetto non basta a riconoscere automaticamente un danno risarcibile senza prova delle conseguenze pregiudizievoli

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