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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45863/2022 del 02/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della condanna per corruzione (capo O) contestata in relazione a un contratto di locazione simulata stipulato nel gennaio 2013 e alla promessa di assunzione di persone segnalate dal Sindaco. Il ricorrente deduceva l'assenza di nesso di corrispettività tra la locazione e la controprestazione, il decorso temporale fra gli eventi, la mancanza di prova della spendita di poteri pubblicistici da parte del Sindaco (si tratterebbe di mera influenza verso soggetti privati), e la necessità, secondo il ricorrente, di ricondurre il fatto all'art. 318 (corruzione per l'esercizio della funzione) piuttosto che all'art. 319 (corruzione propria) o addirittura escludere la fattispecie corruttiva richiamando precedenti come il caso Margiotta.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato solo in parte. Ha rigettato la maggior parte delle doglianze ritenute generiche o riconducibili a diversa valutazione probatoria, confermando che le intercettazioni e le prove documentali comprovavano l'accordo corruttivo fra Marsilio e il Sindaco. Tuttavia la Corte ha ritenuto errata la qualificazione del reato: l'accordo non prevedeva il compimento di uno specifico atto contrario ai doveri d'ufficio, ma una generica messa a disposizione dell'ufficio e la violazione dei doveri di imparzialità e probità. Perciò ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla qualificazione del reato, derubricando le condotte dall'art. 319 cod. pen. all'art. 318 cod. pen., e ha rinviato alla Corte di appello di Salerno per la sola rideterminazione della pena. Per il resto il ricorso è respinto e la responsabilità resta irrevocabile; il ricorrente è condannato a rimborsare le spese del grado a favore della parte civile.

Norme richiamate

  • art. 318 cod. pen.

    La norma punisce la corruzione per l'esercizio della funzione; la Cassazione la interpreta come reato di pericolo che si integra con la presa in carico dell'interesse privato da parte del pubblico ufficiale tramite accettazione di denaro o promessa, senza necessità di individuare un atto specifico d'ufficio; rientrano qui anche gli 'asservimenti' stabili o generiche messa a disposizione dell'ufficio.

  • art. 319 cod. pen.

    La norma punisce la corruzione propria: richiede l'accordo per il compimento di un atto specifico, individuabile e contrario ai doveri d'ufficio; se non è provato il contenuto specifico del patto corruttivo, la fattispecie deve essere ricondotta all'art. 318.

  • I. 6 novembre 2012, n. 190 (riforma anticorruzione)

    Rilevante per l'interpretazione moderna dell'art. 318; la riforma ha ampliato la portata dell'art. 318 enfatizzando la configurabilità del reato anche con la sola assunzione di impegni o accettazione di utilità.

  • Sez. 6, n. 23355/2016 (Margiotta)

    Precedente richiamato dalla difesa per sostenere che l'assenza di atti rientranti nella competenza dell'ufficio esclude la fattispecie corruttiva; la Corte lo ritiene non applicabile al caso concreto, in quanto qui la disponibilità della funzione comunale poteva incidere sull'esecuzione dei lavori attraverso autorizzazioni/permessi.

  • Sez. 6, n. 33435 del 04/05/2006 (Battistella)

    Giurisprudenza che afferma l'irrilevanza del compimento effettivo dell'atto promesso ai fini della configurazione del reato di corruzione: l'accordo e l'accettazione/presa in carico dell'interesse sono sufficienti.

  • Sez. 6, n. 18125 del 22/10/2019 (Bolla)

    Richiamata per affermare che lo stabile asservimento o impegno permanente del pubblico ufficiale può rientrare nell'art. 318, salvo che si provi il compimento di atti contrari ai doveri d'ufficio che giustificherebbero l'art. 319.

  • Sez. 6, n. 17973 del 22/01/2019 (Caccuri)

    Sottolinea che non è necessario che la condotta attenga alle specifiche mansioni formali purché rientri nelle competenze dell'ufficio e possa esercitare un'ingerenza anche di fatto.

  • Sez. 6, n. 1594 del 10/11/2020 (Siclari)

    Precisa che l'inserimento del patto corruttivo nell'ambito della discrezionalità non basta per la qualifica ai sensi dell'art. 319 se l'atto compiuto realizza comunque l'interesse pubblico e non viola specifici doveri inerenti all'atto.

Massime di principio

  • La corruzione ex art. 318 cod. pen. è configurabile anche quando l'accordo prevede una generica messa a disposizione della funzione pubblica o un asservimento stabile; non è necessario il compimento di un atto specifico.
  • Per inquadrare il reato come corruzione propria (art. 319) è richiesta la prova dell'accordo per il compimento di un atto specifico e concretamente contrario ai doveri d'ufficio; in sua assenza la fattispecie va derubricata ad art. 318.
  • La prova del nesso di corrispettività fra utilità e favore non viene cancellata dal decorso temporale se emerge un interesse continuativo o pagamenti prolungati senza giustificazione economica.
  • Le intercettazioni possono essere idonee a fondare l'accertamento dell'accordo corruttivo se consentono di ricostruire la volontà di scambio e le modalità di impegno del pubblico ufficiale.
  • La distinzione tra influenza personale e spendita di poteri pubblicistici va valutata concretamente: se l'ingerenza riguarda autorizzazioni, nulla osta o atti amministrativi necessari all'esecuzione di lavori, può rientrare nelle competenze dell'ufficio e rilevare penalmente.
  • In caso di dubbio sulla qualificazione tra art. 318 e 319, la Corte suprema può annullare la qualificazione e rinviare per la rideterminazione della pena secondo la ricostruzione corretta.

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