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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23621/2022 del 16/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Trani del 18/02/2022 che aveva dichiarato inammissibile per sopravvenuta mancanza di interesse l'istanza di riesame avverso il decreto di perquisizione e sequestro (smartphone, chiavette USB, block notes) del 25/11/2021. Il ricorrente sosteneva che la restituzione era avvenuta dopo l'estrazione dei dati e che tale acquisizione probatoria poteva incidere sulla sua posizione (sospensione dal servizio e rischio di rinvio a giudizio), ergo esisteva un interesse concreto alla impugnazione.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: ha ritenuto pacifica la restituzione dei beni e ha giudicato generiche le allegazioni del ricorrente, che non ha indicato quali dati sarebbero stati estratti né come la esclusiva disponibilità dei dati avesse leso interessi primari. La Corte ha richiamato il principio secondo cui l'interesse deve essere concreto, attuale, specifico e oggettivamente valutabile. Per tali ragioni il ricorso non è idoneo a ledere il giudizio del Tribunale. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 323 cod. pen.

    Norma riferita al reato oggetto delle indagini (contestazione originaria), indicata come contesto del sequestro degli strumenti informatici; non centrale nella motivazione sull'inammissibilità.

  • d.l. n. 137 del 2020, art. 23, commi 8 e 9

    Richiamato per spiegare che il ricorso è stato trattato senza l'intervento delle parti, norma straordinaria relativa alla trattazione del procedimento.

  • Giurisprudenza: Sez. U. n. 40963 del 20/07/2017 (Andreucci, Rv. 270497)

    Sez. U. n. 40963 del 20/07/2017, Andreucci, Rv. 270497

    Principio secondo cui l'interesse ad impugnare deve essere concreto, attuale, specifico e oggettivamente valutabile sulla base di elementi univocamente indicativi della lesione di interessi primari dovuta all'indisponibilità delle informazioni contenute nel documento.

  • Giurisprudenza: Sez. 5, n. 13964 del 15/02/2019 (Pannella, Rv. 274975)

    Sez. 5, n. 13964 del 15/02/2019, Pannella, Rv. 274975

    Ribadisce che l'interesse non si coglie con riferimento alla sola proiezione probatoria dei dati, ma alla loro esclusiva disponibilità e alla tutela di interessi primari collegati.

  • Giurisprudenza: Sez. 2, n. 34517 del 15/05/2019 (Sammali, Rv. 277029)

    Sez. 2, n. 34517 del 15/05/2019, Sammali, Rv. 277029

    Conferma il principio che non è sufficiente dedurre genericamente la lesione per la utilizzazione probatoria: occorre dimostrare la lesione di interessi primari connessa all'indisponibilità esclusiva delle informazioni.

Massime di principio

  • L'interesse ad impugnare un provvedimento di sequestro/perquisizione è valutato con riguardo alla 'esclusiva disponibilità' delle informazioni: se i beni sono restituiti l'interesse può venir meno salvo prova che l'indisponibilità abbia leso interessi primari concreti.
  • Al ricorrente è richiesto di indicare in modo puntuale quali dati sono stati estratti e quale contenuto rivestono, nonché come la loro indisponibilità o esclusiva utilizzazione abbia concretamente pregiudicato interessi primari (es. diritti patrimoniali immediati, tutela della riservatezza con conseguenze autonome, impossibilità di esercitare diritti fondamentali). Allegazioni generiche sulla mera utilizzazione probatoria non sono sufficienti.
  • La prospettazione di conseguenze indirette (sospensione dal servizio, rischio di rinvio a giudizio) deve essere collegata in modo specifico all'indisponibilità esclusiva dei dati per giustificare l'interesse: la mera eventualità di effetti processuali o disciplinari non basta.
  • Se i beni sequestrati ritornano nella piena disponibilità del soggetto, è difficile ottenere il riesame per perdita di interesse; per mantenere il ricorso ammissibile occorre provare che la restituzione non ha effettivamente reintegrato l'accesso o che sussiste una lesione di interessi primari persistente.
  • Cautela procedurale: ricorsi manifestamente generici o privi di concreto fondamento possono comportare condanna alle spese e, in presenza di profili di colpa, il pagamento di somme alla Cassa delle ammende.

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