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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20905/2025 del 05/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso il decreto del 04/02/2025 della Corte d'appello di Palermo che confermava l'esecuzione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale per anni due. Il ricorrente deduceva violazione di legge (artt. 606, comma 1, lett. b) e 627, comma 3 c.p.p.) e carenza assoluta di motivazione, lamentando che la Corte territoriale aveva fondato la persistente pericolosità sociale su elementi anteriori al periodo di espiazione (carichi pendenti, denunce, pendenze) e non aveva adeguatamente valutato gli elementi positivi successivi alla detenzione (comportamento in carcere, attività lavorativa, permessi premio, annotazioni della Questura), né il lungo periodo trascorso dalla negazione dell'affidamento in prova del 2022.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di cassazione ha ritenuto che, dopo l'annullamento con rinvio operato dalla Quinta Sezione, la Corte d'appello avesse adeguatamente motivato la conferma del decreto esecutivo: aveva preso in considerazione gli elementi favorevoli ma li aveva bilanciati con elementi negativi concreti e successivi alla detenzione, tra cui tre episodi risultanti dai carichi pendenti e un episodio di evasione con arresto in flagranza (novembre 2024). La Corte ha inoltre richiamato il principio secondo cui nei procedimenti di prevenzione il ricorso in Cassazione è ammesso solo per violazione di legge e che la valutazione della pericolosità deve basarsi su fatti storicamente apprezzabili; ha escluso la sussistenza di motivazione apparente o inesistente nel provvedimento impugnato. Condanna il ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606 comma 1 lettera b) c.p.p.

    Norma richiamata come parametro di censura in cassazione per vizio di motivazione o violazione di legge; il ricorrente la invoca per contestare la motivazione del provvedimento di prevenzione.

  • art. 627 comma 3 c.p.p.

    Richiamata dal ricorrente come parte della normativa processuale applicabile al ricorso per cassazione.

  • art. 10 comma 3 d.lgs. n. 159/2011

    Disposizione richiamata per il principio che, nei procedimenti di prevenzione, il ricorso per cassazione è ammesso soltanto per violazione di legge; la Corte sottolinea che ciò include anche la motivazione inesistente o meramente apparente.

  • art. 14 comma 2-ter d.lgs. n. 159/2011

    Norma relativa alla verifica della persistenza della pericolosità sociale; interpretata in combinato disposto con la giurisprudenza costituzionale nel senso che il giudice deve accertare l'attualità della pericolosità alla luce anche dei fatti successivi alla detenzione, e non basarsi automaticamente su presunzioni di persistenza.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 219 del 2013 e n. 162 del 2024

    Principi costituzionali richiamati: la verifica della pericolosità non può condurre a presunzioni automatiche di persistenza malgrado trattamenti penitenziari; il giudice di prevenzione deve considerare i fatti successivi alla pena e motivare la persistenza della pericolosità.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 1, n. 36080 del 11/09/2020, Cavazza)

    Richiamato il principio che il giudice di prevenzione può basare la decisione anche su fatti non definitivi, purché siano fatti storicamente apprezzabili e non semplici informazioni di banca dati non aggiornate; la prova deve essere più solida soprattutto per la pericolosità generica.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 6, n. 21525 del 18/06/2020, Mulè)

    Affermato che in materia di procedimenti di prevenzione la nozione di violazione di legge include la motivazione inesistente o meramente apparente, quando il decreto omette di confrontarsi con un elemento potenzialmente decisivo.

Massime di principio

  • Nei procedimenti di prevenzione (sorveglianza speciale) il giudizio sulla persistenza della pericolosità sociale deve valutare in modo positivo e specifico i fatti successivi alla pena e non limitarsi ad elementi anteriori.
  • Il ricorso per cassazione avverso provvedimenti di prevenzione è ammissibile soltanto per violazione di legge; ciò include anche la motivazione inesistente o meramente apparente ma non consente una rinnovata valutazione di fatto in sede di legittimità.
  • I carichi pendenti e le denunce possono essere considerati dal giudice di prevenzione, ma la loro rilevanza richiede riscontri concreti e aggiornati sui relativi sviluppi procedimentali; non sono sufficiente mere segnalazioni di banca dati prive di esiti.
  • Fatti successivi e concreti, come reati commessi dopo la scarcerazione o episodi gravi (es. evasione con arresto in flagranza), hanno forte rilevanza nel bilanciamento e possono giustificare la conferma della misura di prevenzione nonostante elementi positivi.
  • Elementi favorevoli emersi durante o dopo la detenzione (lavoro, adesione a programmi penitenziari, permessi premio, annotazioni di polizia favorevoli) devono essere valutati e motivati espressamente, e possono attenuare la pericolosità se adeguatamente dimostrati.
  • La mancanza di condivisione della motivazione da parte della difesa non equivale automaticamente a violazione di legge: occorre dimostrare che il provvedimento ha omesso di confrontarsi con un elemento potenzialmente decisivo idoneo a determinare un esito opposto.

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