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Cassazione Penale, Ordinanza n. 06326/2025 del 17/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza della Corte d'appello emessa in sede esecutiva, con la quale è stato negato il riconoscimento del vincolo della continuazione tra due condanne per partecipazione ad associazioni di tipo mafioso. Sostiene, con unico motivo, vizi di motivazione e violazione di legge, mirando a contestare l'apprezzamento del giudice dell'esecuzione che ha valorizzato la diversità dei sodalizi camorristici coinvolti nelle due sentenze, il lungo periodo di carcerazione intermedio e la conseguente emersione di una nuova progettualità criminale, legata ai mutati equilibri del territorio. La censura, tuttavia, è ritenuta meramente confutativa e non indica quale sarebbe stato lo scopo unitario originario delle condotte criminose idoneo a fondare la continuazione.

La decisione

La Corte di cassazione richiama i criteri elaborati in tema di continuazione, ribadendo che l'identità del disegno criminoso richiede una preventiva e unitaria programmazione di una serie di reati, non essendo sufficiente una generica propensione a delinquere. Nel caso concreto, reputa congrua e logicamente coerente la motivazione del giudice dell'esecuzione, che aveva escluso la continuazione tra due fattispecie associative mafiose diverse, anche in ragione del tempo di carcerazione e della nuova scelta criminale maturata successivamente. Il ricorso è quindi dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81, comma 2, c.p.

    identità del disegno criminoso

    La continuazione richiede che l'agente abbia previamente rappresentato e unitariamente deliberato una serie di condotte criminose; non coincide con un generico programma di vita delinquenziale e va verificata mediante concreti indici fattuali.

  • art. 416-bis c.p.

    Le due fattispecie oggetto di confronto erano due condanne per partecipazione ad associazioni di tipo mafioso; la diversità dei sodalizi è stata valorizzata per escludere la continuazione.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione presuppone l'esistenza di un medesimo disegno criminoso, cioè di una preventiva e unitaria deliberazione di una serie determinata o determinabile di reati, non essendo sufficiente una mera propensione a delinquere o un programma di vita criminale indistinto.
  • Ai fini della prova della continuazione possono rilevare, in modo non necessariamente cumulativo, elementi quali omogeneità dei reati, contiguità temporale e spaziale, analogia del modus operandi, sistematicità della condotta e costante compartecipazione dei medesimi soggetti, purché tali elementi consentano di inferire una originaria programmazione.
  • L'accertamento sull'esistenza del medesimo disegno criminoso è demandato al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione congrua, non contraddittoria e priva di manifesta illogicità.
  • Quando il ricorrente si limiti a contestare in modo confutativo la valutazione del giudice di merito senza indicare lo specifico scopo unitario iniziale delle condotte, il ricorso è inammissibile.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContinuazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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