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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18808/2023 del 04/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, affermando che ai fini della qualificazione del fatto è decisivo il titolo del versamento (mutuo vs versamento in conto capitale). Ha annullato la sentenza impugnata e disposto il rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Palermo per nuovo giudizio conforme ai principi di diritto richiamati.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso impugnava la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna per bancarotta fraudolenta per distrazione per prelievi effettuati dall'amministratore dalla società per rimborsi a soci; Di Prima denunciava l'erronea applicazione dell'art. 216 L. fall. e dell'art. 2467 c.c., lamentando che i giudici di merito non avessero verificato il "titolo" (mutuo vs. versamento in "conto capitale") dei versamenti dai soci e la conseguente diversa qualificazione del reato (bancarotta preferenziale se si trattava di mutuo, bancarotta fraudolenta per distrazione se si trattava di versamenti in conto capitale).

Norme richiamate

  • art. 216 legge fallimentare

    Riferimento alla disciplina delle pene accessorie fallimentari e alla qualificazione dei reati fallimentari; utilizzata come norma di riferimento nella qualificazione della condotta contestata.

  • art. 2467 cod. civ.

    Richiamato in relazione ai rimborsi ai soci: la sentenza impugnata aveva fatto generico riferimento alla violazione di tale norma, ma la Cassazione ha precisato che, pur rilevante nella fase del rimborso, è il "titolo" del versamento (mutuo vs conto capitale) a determinare la qualificazione penale.

  • art. 23, comma 8, decreto-legge 28/10/2020 n.137 (convertito)

    Norma procedurale richiamata in relazione alla mancata richiesta di discussione orale e all'utilizzo della requisitoria scritta del Sostituto Procuratore generale in Cassazione.

Massime di principio

  • La qualificazione penale di rimborsi ai soci dipende primariamente dal "titolo" giuridico del versamento: se si tratta di mutuo (credito esigibile) il rimborso in periodo di insolvenza integra la bancarotta preferenziale; se si tratta di versamenti in "conto capitale" il rimborso integra, in genere, la bancarotta fraudolenta per distrazione.
  • Per stabilire se un versamento sia mutuo o apporto in conto capitale occorre ricostruire la comune intenzione delle parti valutando contratti, modalità di esecuzione, contabilizzazione (iscrizione nel patrimonio netto come riserve/nota integrativa) e la concreta attuazione del rapporto societario.
  • La qualificazione contabile nel bilancio (iscrizione tra le riserve in patrimonio netto e indicazione nella nota integrativa) ha rilievo probatorio importante ma non esclusivo; in mancanza di chiari accordi scritti la prova si desume dalla condotta e dalle finalità pratiche degli apporti.
  • Nei procedimenti simili il giudice penale deve preliminarmente accertare il titolo dei versamenti prima di procedere alla qualificazione del fatto come bancarotta fraudolenta o preferenziale; l'errore in questa fase può comportare annullamento e rinvio.
  • In caso di incertezza probatoria sulla natura del versamento, è necessario un esame istruttorio approfondito (documenti contabili, contratti, dichiarazioni delle parti) e, se opportuno, valutare la necessità di rideterminare la qualificazione del reato in sede di merito.

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