Sentenza n. 11251/2026 - Roma, Sezione 3T
per l'annullamento RICORSO PER OTTEMPERANZA DEL GIUDICATO DELLA SENTENZA n. 4220/2025 DEL TRIBUNALE DI ROMA - SEZIONE LAVORO
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, n. 4220/2025
Esito
Favorevole al ricorrente (creditori del giudicato)
Prevale il privato
La controversia
I ricorrenti hanno proposto ricorso per ottemperanza deducendo l'inadempimento del Ministero dell'Istruzione e del Merito rispetto alla sentenza del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, n. 4220/2025. L'Amministrazione, costituita in giudizio, non ha fornito chiarimenti o indicazioni idonei a dimostrare la corretta esecuzione del titolo giudiziale. I ricorrenti hanno quindi chiesto che fosse dichiarato l'obbligo dell'Amministrazione di dare esecuzione alla pronuncia del giudice ordinario.
La decisione
Il TAR accoglie il ricorso per ottemperanza. Rileva che, a fronte dell'allegato inadempimento, l'Amministrazione non ha fornito chiarimenti sull'avvenuta esecuzione della sentenza; applicando i principi sull'onere della prova nei rapporti tra creditore e debitore, ritiene fondata la pretesa dei ricorrenti. Il giudice afferma inoltre che il diritto riconosciuto dal titolo e i relativi presupposti non sono sindacabili nel giudizio di ottemperanza. Ordina pertanto al Ministero di eseguire la sentenza entro 60 giorni dalla notificazione o comunicazione della decisione. Per il caso di ulteriore inadempimento, nomina quale commissario ad acta il direttore generale dell'Amministrazione competente, con facoltà di delega e senza compenso, incaricandolo di provvedere entro 60 giorni dalla scadenza del termine assegnato al Ministero, previa richiesta dei ricorrenti. Condanna inoltre l'Amministrazione al pagamento di 600 euro, oltre accessori di legge, per spese di lite, con distrazione in favore dei difensori antistatari.
Norme richiamate
Il giudizio di ottemperanza consente di ottenere l'esecuzione del giudicato e l'adozione delle misure necessarie a rendere effettivo il comando giudiziale; il riferimento normativo non è espressamente indicato nel testo, ma è desumibile dalla natura dell'azione esercitata.
Il giudice dell'ottemperanza può ordinare all'amministrazione di eseguire il titolo e nominare un commissario ad acta per l'eventuale ulteriore inadempimento; il riferimento normativo non è espressamente indicato nel testo, ma è desumibile dal contenuto dispositivo.
Cass. 13533/2001
In tema di onere della prova tra debitore e creditore, a fronte dell'allegazione dell'inadempimento, il debitore deve fornire elementi idonei a dimostrare l'adempimento; il TAR richiama tale principio per valorizzare l'assenza di chiarimenti da parte dell'Amministrazione.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza, quando il creditore allega l'inadempimento del titolo giudiziale e l'amministrazione obbligata non fornisce chiarimenti o elementi comprovanti l'esecuzione, la domanda può essere accolta sulla base dei principi in materia di onere della prova tra creditore e debitore.
- Il giudice dell'ottemperanza deve dare attuazione al contenuto della pronuncia posta a fondamento dell'azione senza riesaminare o sindacare i presupposti del diritto già riconosciuto dal giudicato.
- In caso di mancata esecuzione spontanea, il giudice dell'ottemperanza può assegnare all'amministrazione un termine per adempiere e nominare preventivamente un commissario ad acta, subordinandone l'intervento all'inutile decorso del termine e alla richiesta del ricorrente.
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