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Cassazione Civile, Ordinanza n. 30070/2023 del 30/10/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da un decreto ingiuntivo emesso per il pagamento di compensi professionali relativi alla redazione del progetto di ristrutturazione di un mattatoio comunale e dell'adeguamento di impianti elettrico e di depurazione. Il Comune propose opposizione sostenendo la nullità dell'incarico per difetto di sottoscrizione del sindaco. Il Tribunale accolse l'opposizione, ma la Corte d'appello la dichiarò inammissibile per mancanza di delibera della Giunta che autorizzasse la costituzione in giudizio e confermò il decreto ingiuntivo, condannando anche il sindaco in solido. In cassazione il Comune e il sindaco dedussero violazione degli artt. 75, 182 e 374 c.p.c., assumendo che l'autorizzazione della Giunta non fosse necessaria e che, comunque, fosse intervenuta ratifica successiva degli atti processuali; il sindaco denunciò anche la condanna alle spese in proprio carico.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso del Comune e il primo motivo del ricorso del sindaco, dichiarando assorbito il secondo motivo. Ha ritenuto errata la decisione della Corte d'appello che aveva considerato ab origine inammissibile l'opposizione del Comune e aveva fatto derivare da ciò la decadenza ex art. 641 c.p.c. La Corte ha applicato il principio delle Sezioni Unite secondo cui l'autorizzazione dell'organo collegiale competente a stare in giudizio attiene alla legittimazione processuale e non alla validità della costituzione, sicché può intervenire e produrre effetti anche nel corso del giudizio, pure oltre il termine per l'opposizione a decreto ingiuntivo. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'appello di Messina in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 75 c.p.c.

    Richiamato come norma invocata per censurare la decisione di merito in tema di rappresentanza processuale dell'ente pubblico.

  • art. 182 c.p.c.

    Richiamato come norma invocata per sostenere la sanabilità del difetto di rappresentanza/legittimazione processuale.

  • art. 374 c.p.c.

    Richiamato nel motivo di ricorso, senza specifica autonoma elaborazione nel testo.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    Indicato come parametro del vizio di violazione di legge dedotto in cassazione.

  • art. 91 c.p.c.

    Richiamato nel motivo relativo alla condanna alle spese.

  • art. 106 c.p.c.

    Richiamato nel motivo relativo alla condanna del sindaco e al regime delle spese.

  • art. 641 c.p.c.

    La Corte esclude che possa operare la decadenza conseguente alla dichiarazione di inammissibilità dell'opposizione, poiché il difetto di autorizzazione era sanabile e sanato.

Massime di principio

  • L'autorizzazione dell'organo collegiale competente a stare in giudizio per un ente pubblico attiene alla legittimazione processuale e non alla validità intrinseca della costituzione in giudizio dell'ente.
  • Il difetto iniziale di autorizzazione a proporre opposizione a decreto ingiuntivo è sanabile mediante successiva ratifica dell'organo competente, anche nel corso del giudizio e anche oltre il termine per l'opposizione.
  • Quando la sanatoria della rappresentanza processuale interviene validamente, non può essere dichiarata l'inammissibilità originaria dell'opposizione né può operare la decadenza collegata alla mancata opposizione tempestiva.
  • Se il giudice di merito omette di applicare il principio di sanabilità della legittimazione processuale dell'ente pubblico, la sentenza è cassabile per violazione di legge.

Come è indicizzato

MaterieOpposizioni esecutive
RamiProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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