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Cassazione Penale, Ordinanza n. 21334/2026 del 10/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Due imputate hanno proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Roma che, pur confermando la responsabilità per tentato furto in abitazione aggravato, aveva parzialmente riformato la decisione di primo grado concedendo a una delle ricorrenti il beneficio della sospensione condizionale della pena. Con il primo motivo, comune a entrambe, è stata censurata la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. Con il secondo motivo, proposto nell'interesse di una sola ricorrente, è stata contestata la sussistenza della recidiva. La Corte di cassazione ha ritenuto il primo motivo manifestamente infondato perché la Corte territoriale aveva motivato in modo sufficiente facendo riferimento a elementi personali e fattuali ritenuti decisivi. Il secondo motivo è stato ritenuto non consentito in sede di legittimità e comunque manifestamente infondato, poiché la valutazione della recidiva richiede un esame concreto del rapporto tra nuovo fatto e precedenti condanne alla luce dell'art. 133 c.p., per verificare se la pregressa condotta denoti una perdurante inclinazione a delinquere quale fattore criminogeno.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, condannando le ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. La sentenza di condanna per tentato furto in abitazione aggravato resta quindi ferma; per una delle imputate permane altresì il riconoscimento della recidiva, mentre per una di esse era già stato concesso in appello il beneficio della sospensione condizionale della pena.

Norme richiamate

  • art. 133 c.p.

    Il giudice, nel valutare la recidiva, deve esaminare in concreto il rapporto tra il fatto per cui si procede e le precedenti condanne, verificando se la precedente condotta criminosa sia indice di perdurante inclinazione al delitto e fattore criminogeno per il nuovo reato.

  • art. 62-bis c.p.

    La mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche è legittima quando il giudice dia conto, anche sinteticamente, degli elementi ritenuti decisivi o comunque rilevanti, senza dover esaminare tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli allegati dalle parti.

Massime di principio

  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche è sufficientemente motivato quando il giudice di merito richiami gli elementi personali e fattuali ritenuti decisivi, senza necessità di una confutazione analitica di ogni singola deduzione difensiva.
  • La valutazione della recidiva non può essere automatica né basata soltanto sulla gravità astratta dei fatti o sulla loro collocazione temporale, ma richiede un apprezzamento concreto, alla luce dell'art. 133 c.p., del collegamento tra precedenti condanne e nuovo reato.
  • In sede di legittimità non è consentito trasformare il ricorso in una nuova valutazione del merito quando la censura mira solo a sostituire l'apprezzamento difensivo a quello già compiuto dal giudice di appello, se la motivazione impugnata è congrua e non manifestamente illogica.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reatoPena e commisurazioneImpugnazioniFurto
RamiParte generaleProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiRecidiva

Testo integrale

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