Cassazione Penale, Ordinanza n. 32971/2025 del 07/10/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. La sentenza impugnata, che aveva affermato la responsabilità per favoreggiamento personale, è rimasta ferma.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte di appello che lo aveva condannato per il reato di favoreggiamento personale. Il motivo di ricorso riguardava il giudizio di responsabilità: la difesa contestava, in sostanza, la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove operate dai giudici di merito. La Corte di cassazione ha però rilevato che le censure erano meramente riproduttive di doglianze già esaminate nei gradi precedenti, finalizzate a ottenere una diversa lettura del compendio probatorio, e risultavano inoltre generiche perché non si confrontavano in modo specifico con la motivazione della sentenza impugnata.
Norme richiamate
È il titolo del reato per cui era stata pronunciata la condanna confermata in fatto dal provvedimento impugnato.
Massime di principio
- È inammissibile il ricorso per cassazione che si limiti a riproporre censure già disattese dai giudici di merito, senza offrire argomenti nuovi o specifici idonei a scalfire la motivazione della sentenza impugnata.
- Non è consentito in sede di legittimità sollecitare una nuova valutazione delle prove o una diversa ricostruzione dei fatti, poiché ciò eccede i limiti del sindacato della Corte di cassazione.
- Il motivo di ricorso deve confrontarsi in modo puntuale con la motivazione della decisione impugnata; la mancanza di tale confronto comporta genericità del motivo e quindi inammissibilità.
Come è indicizzato
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