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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19549/2022 del 18/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ferrari impugna la sentenza della Corte d'appello di Venezia che lo ha ritenuto responsabile del reato di tentata rapina aggravata (contestata sub B), deducendo violazione di legge e vizi di motivazione in ordine alla dichiarazione di responsabilità, al mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena e all'eccessività della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso integralmente inammissibile per mancata specificità ai sensi degli artt. 581, comma 1, e 591, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., ritenendo le doglianze meramente reiterative e non confrontate con le argomentazioni della Corte di appello. La Corte ha condiviso la valutazione delle immagini di videosorveglianza, ritenute chiare e identificative dell'imputato, e ha ritenuto legittima la valutazione dei precedenti dell'imputato ai fini della prognosi negativa e del trattamento sanzionatorio. Per l'inammissibilità totale del ricorso il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di euro 3.000 a favore della Cassa delle Ammende (art. 616 c.p.p.). Sentenza con motivazione semplificata.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020 conv. in l. n. 176 del 2020

    Richiamata per indicare la procedura seguita (motivazione semplificata o modalità di esame del ricorso) nell'ambito dell'istruttoria; segnalazione dell'assetto procedurale utilizzato.

  • art. 581, comma 1, cod. proc. pen.

    Richiede la specificità dei motivi di ricorso in Cassazione; la Corte ha ritenuto il motivo del ricorrente privo della specificità necessaria e quindi inammissibile.

  • art. 591, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    Prevede i criteri di inammissibilità dei motivi di impugnazione in Cassazione; invocata per dichiarare il ricorso meramente reiterativo e non specifico.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di Cassazione di condannare il ricorrente al pagamento delle spese e di una somma a favore della Cassa delle Ammende quando il ricorso è dichiarato inammissibile e la causa dell'inammissibilità è imputabile a colpa del ricorrente; applicato per irrogare la sanzione di euro 3.000.

  • Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186 (giurisprudenza)

    Richiamata in relazione al principio secondo cui il ricorso può essere dichiarato inammissibile per colpa del ricorrente se questi ha determinato le cause dell'inammissibilità; utilizzata per motivare la sanzione pecuniaria.

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione che si limiti a reiterare doglianze già esaminate in sede di merito e non affronti specificamente le argomentazioni della corte di appello è probabilmente inammissibile per mancanza di specificità.
  • Le immagini di videosorveglianza ritenute 'chiare' e corroborate da altri elementi fattuali possono costituire base solida per la condanna e sono difficili da rimettere in discussione in cassazione se la valutazione è adeguatamente motivata dal giudice di merito.
  • I precedenti penali dell'imputato possono legittimare una prognosi negativa sulle future condotte e influenzare il diniego della sospensione condizionale e la determinazione della pena entro i limiti edittali.
  • Chi propone ricorso senza sufficiente specificità e colpa determinante l'inammissibilità rischia, oltre alle spese processuali, una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
  • Per ottenere l'accoglimento in Cassazione occorre individuare errori di diritto o vizi motivazionali specifici e non limitarsi a contestare nuovamente la valutazione del merito già compiuta dalla corte di appello.

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