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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23748/2024 del 13/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Rinvio pregiudiziale ex art. 24-bis cod. proc. pen. per determinare la competenza territoriale relativa al reato più grave contestato (ricettazione di un assegno). Gli elementi di fatto: l'assegno era stato "spedito" da Manciano (GR), destinato a Scansano (GR) ma non ricevuto dal destinatario, e risultava "posto all'incasso" a Roma; non era però determinabile il luogo in cui l'imputato aveva effettivamente ricevuto il titolo proveniente da delitto

La decisione

La Corte ha affermato che la ricettazione è reato istantaneo che si consuma nel momento della ricezione della cosa e per individuare la competenza territoriale occorre stabilire, su base di elementi oggettivi, il luogo in cui la cosa è stata ricevuta. Le dichiarazioni dell'imputato non possono prevalere senza riscontri. Se il luogo di ricezione non è determinabile per mancanza o ambiguità di elementi probatori, si applicano le regole suppletive dell'art. 9, comma 2, cod. proc. pen.: la competenza va al tribunale del domicilio dell'imputato. Poiché il domicilio dichiarato è in via Bolzano 3, Castel Volturno, è competente il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Pertanto la Corte dichiara l'incompetenza del Tribunale di Roma e dispone la trasmissione degli atti al Pubblico Ministero presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere

Norme richiamate

  • art. 24-bis cod. proc. pen.

    Norma che consente al giudice che dubita della propria competenza per territorio di trasmettere gli atti alla Corte di Cassazione per la determinazione della competenza; utilizzata come base procedurale del rinvio pregiudiziale

  • art. 9 cod. proc. pen.

    Regola suppletiva per la determinazione della competenza territoriale quando non è possibile individuare il luogo di consumazione del reato: applicazione del criterio del domicilio dell'imputato

  • Giurisprudenza (Sez. 2, n. 23406 del 06/04/2017; Sez. 2, n. 1312 del 23/01/1997)

    Confermate le massime secondo cui la ricettazione è reato istantaneo consumato al momento della ricezione del bene e che non è possibile estendere la "parte dell'azione" alla mera protrazione degli effetti permanenti per attribuire competenza al luogo in cui la detenzione è accertata; inoltre le dichiarazioni dell'imputato richiedono riscontri oggettivi

Massime di principio

  • La ricettazione è reato istantaneo: rileva il luogo in cui l'agente riceve il bene; per determinare la competenza territoriale occorrono elementi oggettivi che dimostrino quel luogo
  • Le dichiarazioni dell'imputato sul luogo di ricezione non hanno valore decisivo senza riscontri sicuri e oggettivi
  • Se non si può stabilire il luogo di ricezione per mancanza o ambiguità di prove, si applicano le regole suppletive dell'art. 9 cod. proc. pen. (es. domicilio dell'imputato ai sensi del comma 2)
  • Non è lecito considerare la mera detenzione successiva o l'incasso successivo come "parte dell'azione" per spostare la competenza verso il luogo in cui la detenzione o l'incasso sono stati accertati, salvo che il luogo dell'effettiva ricezione non coincida e sia provato
  • Nelle ipotesi di titoli (assegni, documenti) inviati o spediti, è importante raccogliere elementi oggettivi (tracciatura spedizione, ricevute, attestazioni bancarie sull'incasso, verifiche sul possesso materiale) per stabilire il luogo di ricezione e quindi la competenza

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