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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44021/2023 del 02/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Tribunale di Matera ha rimesso alla Corte di Cassazione la questione sulla competenza territoriale (Matera vs Taranto) in relazione a più capi d'imputazione connessi: le difese hanno eccepito che il reato ritenuto piu' grave (capo d), estorsione aggravata, già stralciato e trasmesso a Taranto, sarebbe stato commesso anteriormente agli altri reati e quindi eserciterebbe la "vis attractiva" ex art. 16 c.p.p., radicando la competenza nel circondario di Taranto; in più si è invocata la possibilità di rimessione ai sensi dell'art. 24-bis (riforma Cartabia). La Procura Generale ha chiesto l'inammissibilità del rinvio.

La decisione

La Corte ha ritenuto ammissibile la rimessione sotto il profilo della tempestività (la questione era stata già dedotta entro i termini e il processo è regredito per mutamento del collegio; applicazione del principio tempus regit actum e della pronuncia SS.UU. citata "Bajrami"). Tuttavia, sul piano sostanziale, la Corte ha respinto la tesi difensiva: la determinazione della competenza territoriale va effettuata ex ante, sulla base degli elementi disponibili al momento dell'imputazione/udienza preliminare; non può fondarsi su emergenze istruttorie successive o su prove emerse in fase dibattimentale o incidente probatorio. Ne consegue che il reato che esercita la "vis attractiva" è quello individuabile ex ante (nel caso, il capo e), commesso a Scanzano Ionico nel circondario del Tribunale di Matera) e pertanto deve essere affermata la competenza territoriale del Tribunale di Matera; la richiesta di spostare la competenza a Taranto in base alle sopravvenienze probatorie è rigettata e il rinvio pregiudiziale non produce il risultato voluto dalle difese.

Norme richiamate

  • art. 24-bis cod. proc. pen. (introdotto dal D.Lgs. n. 150/2022)

    Strumento procedurale per la rimessione pregiudiziale alla Corte di Cassazione; la Corte ha ritenuto che l'introduzione della norma non muta le regole sostanziali sulla competenza territoriale ma consente la rimessione quando la questione sia tempestivamente proposta.

  • art. 491 comma 1 cod. proc. pen.

    Termine per proporre le questioni preliminari (competenze) entro la dichiarazione di apertura del dibattimento: la Corte conferma che la questione va valutata rispetto a quanto era disponibile alla scadenza di tale termine; la regressione per mutamento del collegio consente di riesaminare questioni già tempestivamente sollevate.

  • art. 21 comma 2 cod. proc. pen.

    Stabilisce che l'incompetenza per territorio va rilevata o eccepita a pena di decadenza entro il termine previsto: la Corte ribadisce che la competenza si determina sulle emergenze disponibili al momento della proposizione dell'eccezione.

  • art. 12 lett. c) cod. proc. pen.

    Criterio di connessione (con riferimento al vincolo teleologico): richiamato dalle difese per sostenere la connessione qualificata fra i reati, ma la Corte sottolinea che la connessione va valutata ex ante.

  • art. 16 cod. proc. pen.

    Regola della vis attractiva del reato più grave: applicabile solo se il reato individuato come "più grave" risulta tale secondo gli elementi disponibili al momento della determinazione della competenza; non può essere fatta decorrere da elementi emersi successivamente in dibattimento.

  • art. 371 co. 2 lett. b) cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa in ordine al profilo probatorio della connessione; la Corte ricorda comunque che profili probatori emergenti in dibattimento non possono rianimare questioni già precluse.

  • Principio "tempus regit actum" e dottrina della "perpetuatio iurisdictionis"

    Applicati per affermare che il nuovo collegio deve applicare la normativa sopravvenuta quando la questione è stata tempestivamente proposta; tuttavia la competenza si determina comunque in base alle ragioni ex ante (perpetuatio iurisdictionis).

  • Giurisprudenza citata (SS.UU. "Bajrami", Sez. U. n. 53390/2017 e altre sezioni richiamate)

    Orientamenti utilizzati per spiegare che la regressione del procedimento per mutamento del collegio consente il riesame di questioni tempestivamente sollevate e per ribadire l'impossibilità di fondare la competenza su elementi dibattimentali sopravvenuti.

Massime di principio

  • La competenza territoriale va determinata ex ante, sulla base degli elementi disponibili al momento dell'imputazione o dell'udienza preliminare; prove o emergenze istruttorie sopravvenute non possono spostare la competenza.
  • L'introduzione dell'art. 24-bis c.p.p. consente la rimessione pregiudiziale, ma non cambia i criteri sostanziali di determinazione della competenza territoriale.
  • Se il processo regredisce per mutamento del collegio, il nuovo collegio può riesaminare questioni già tempestivamente sollevate; la regressione non supera le preclusioni per questioni non tempestive.
  • La "vis attractiva" del reato più grave (art. 16 c.p.p.) opera solo se il reato è qualificabile come tale sulla base degli elementi esistenti al momento della valutazione ex ante; non si può fondare la vis attractiva su prove emerse in dibattimento.
  • In casi di stralcio tra più sedi (più tribunali), la verifica della connessione e della competenza deve essere fatta guardando allo stato degli atti all'epoca della proposizione dell'eccezione, per evitare duplicazioni processuali non giustificate da elementi ex ante.

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