Sentenza n. 6829/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Emilia-Romagna, Sez. II, che aveva dichiarato improcedibile il ricorso contro la risoluzione anticipata della convenzione di gestione e uso dello Stadio del Baseball "Pirati" e contro gli atti presupposti
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'associazione aveva impugnato la determinazione comunale con cui era stata risolta, con effetto dal 4 dicembre 2024, la convenzione relativa alla gestione e all'uso dell'impianto sportivo, per il mancato pagamento della quota di compartecipazione alle spese relative alle utenze elettriche, idriche e di riscaldamento. Il TAR aveva dichiarato improcedibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la sub-concessione era comunque scaduta il 31 dicembre 2024 e la risoluzione era stata sospesa in via monocratica, consentendo all'associazione di utilizzare l'impianto fino alla scadenza naturale. L'associazione ha appellato la sentenza deducendo, con due motivi esaminati congiuntamente, la violazione della convenzione, degli artt. 1175, 1375, 1455 e 2697 c.c., il difetto del presupposto e l'illogicità manifesta. Ha sostenuto che le richieste economiche del Comune fossero state contestate, generiche e non provate, che gli importi non fossero dovuti o non fossero conformi alla convenzione e alle tariffe di mercato e che il Comune non avesse prodotto i pagamenti effettuati ai somministratori, i contratti delle utenze e gli elementi per verificare il calcolo delle somme richieste.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello. Ha anzitutto confermato che la dichiarazione di improcedibilità del ricorso di primo grado per sopravvenuta carenza di interesse non era stata contestata dall'appellante, la quale aveva censurato soltanto i capi relativi alla soccombenza virtuale; tale statuizione era quindi passata in giudicato. In ogni caso, il Collegio ha ritenuto infondati anche i rilievi sostanziali. Dagli atti risultavano ripetute richieste di pagamento, regolarmente notificate, puntuali e circostanziate, rimaste inevase e non contestate, nonché documentate nel giudizio di primo grado. Tali condotte integravano un grave inadempimento degli obblighi convenzionali relativi alle utenze e legittimavano la risoluzione prevista dalla convenzione. L'associazione avrebbe potuto instaurare un contraddittorio con il Comune, chiedere chiarimenti o integrazioni istruttorie e formulare opposizioni, ma non risultava averlo fatto prima della risoluzione. È stata quindi ritenuta legittima l'applicazione della clausola convenzionale risolutiva, ferma restando l'intervenuta scadenza naturale della sub-concessione. L'appellante è stata condannata alle spese del grado, liquidate in euro 3.000 oltre accessori.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Consente la dichiarazione di improcedibilità del ricorso quando sopravviene il venir meno dell'interesse alla decisione; il TAR lo ha applicato perché la sub-concessione era scaduta e la ricorrente aveva comunque conservato il godimento dell'impianto fino alla scadenza naturale.
Richiamato dal TAR insieme all'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. per la declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse.
art. 6 della convenzione di gestione e uso dell'impianto sportivo
Prevedeva l'obbligo della sub-concessionaria di contribuire agli oneri delle utenze e la conseguenza della risoluzione della convenzione in caso di inadempimento.
Invocato dall'appellante con riferimento ai doveri di correttezza nell'adempimento delle obbligazioni; il giudice non ha ravvisato una violazione imputabile al Comune.
Invocato dall'appellante con riferimento all'esecuzione secondo buona fede; il giudice ha ritenuto legittimo l'operato comunale sulla base delle richieste di pagamento documentate e rimaste inevase.
Invocato in relazione alla gravità dell'inadempimento; il giudice ha ritenuto grave l'inadempimento, anche in ragione dell'entità del debito e della previsione convenzionale della risoluzione.
L'appellante sosteneva che il Comune non avesse provato il credito; il giudice ha invece ritenuto il credito e le intimazioni adeguatamente documentati per tabulas.
Massime di principio
- Quando una concessione o sub-concessione amministrativa scade nelle more del giudizio e l'eventuale annullamento dell'atto di risoluzione non può procurare al ricorrente alcuna ulteriore utilità concreta, il ricorso diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.
- Se il giudice di primo grado dichiara improcedibile il ricorso e l'appellante non censura tale statuizione, ma impugna soltanto le considerazioni svolte ai fini della soccombenza virtuale, la declaratoria di improcedibilità passa in giudicato e il giudizio d'appello resta limitato ai capi effettivamente contestati.
- La risoluzione di una convenzione di gestione di un impianto sportivo è legittima quando l'amministrazione dimostri, mediante richieste di pagamento puntuali e documentate, il mancato versamento di somme dovute per utenze e la convenzione preveda tale inadempimento quale causa di risoluzione.
- La contestazione generica delle richieste economiche non esonera il concessionario dall'attivarsi tempestivamente per chiedere chiarimenti, integrazioni documentali o proporre specifiche opposizioni; l'inerzia protratta a fronte di reiterate intimazioni può confermare la gravità dell'inadempimento e la legittimità della risoluzione convenzionale.
- La gravità dell'inadempimento può essere valutata anche alla luce della clausola convenzionale che abbia previamente collegato il mancato pagamento di determinati oneri alla risoluzione del rapporto, ferma la necessità di accertare in concreto l'inadempimento e la sua riferibilità agli obblighi pattuiti.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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