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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23742/2025 del 25/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente aveva chiesto la riparazione per ingiusta detenzione relativa a 319 giorni agli arresti domiciliari (dal 26/02/2022) per essere stato gravemente indiziato di rapina di un'autovettura e di altri beni. In sede di merito era stato assolto in modo ampiamente liberatorio dopo chiarimenti e ritrattazioni del custode HROMEI, che poi affermò di aver concordato con ASANACHE il prelievo e la vendita di alcuni beni. La Corte d'Appello di Bari aveva rigettato la domanda di riparazione ritenendo che il ricorrente avesse concorso a dare causa alla detenzione per grave imprudenza (o dolo), avendo creato l'apparenza della rapina e agito in modo riconducibile al furto, anche per l'uso di un veicolo su cui non vantava diritti. Il ricorso in Cassazione censura la motivazione della Corte distrettuale come illogica, apodittica e priva di elementi dai quali dedurre la consapevolezza dell'altruità dei beni o il nesso causale tra la condotta e la detenzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata della Corte d'Appello di Bari e ha disposto il rinvio per un nuovo giudizio alla stessa Corte d'Appello, ordinando altresì che la Corte distrettuale provveda alla regolamentazione delle spese per il giudizio di legittimità. La Cassazione ha ritenuto la motivazione del giudice della riparazione insufficiente, contraddittoria e priva della necessaria dimostrazione del nesso causale tra la (presunta) condotta dolosa o gravemente colposa e la custodia cautelare.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    L'art. 314 c.p.p. individua la condotta dolosa o gravemente colposa come causa ostativa al diritto all'equa riparazione per ingiusta detenzione; la Corte interpreta che tale condotta deve essere effettivamente collegata, con nesso causale apprezzabile, alla misura cautelare perché l'indennizzo venga escluso.

  • Principio giurisprudenziale: valutazione 'ex ante' e utilizzabilità della prova nel giudizio di riparazione

    Sez. 4 n. 9212 del 13/11/2013; Sez. 4 n. 19180 del 18/02/2016 (Buccini); Sez. 4 n. 41396 del 15/09/2016 (Piccolo).

    Il giudice della riparazione deve valutare autonomamente, con criterio 'ex ante', tutti gli elementi probatori utilizzabili (anche atti d'indagine, salvo siano stati esclusi) per accertare se sia stata creata la falsa apparenza di reato; non deve limitarsi a replicare la valutazione del giudice penale di merito.

  • Principio giurisprudenziale: colpa grave e nesso causale con la detenzione

    Sez. 4 n.1705 del 10/03/2000 (Revello); Sez. 4 n.43457 del 29/09/2015 (Singh); Sez. 3 n.45593 del 31/01/2017 (Benhassoun).

    Per escludere il diritto all'indennizzo la condotta dolosa o gravemente colposa deve avere un apprezzabile collegamento causale con l'adozione e/o il mantenimento della misura cautelare; non è sufficiente il mero sospetto o elementi minimalmente indiziari.

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione deve motivare in modo chiaro e specifico in cosa consista la condotta dolosa o gravemente colposa e provare il nesso di causa-effetto fra quella condotta e la misura cautelare (fase genetica e/o mantenimento).
  • La mera presenza di comportamenti discutibili o di un'apparenza sospetta non è sufficiente per escludere l'indennizzo: serve prova di una consapevolezza dell'altruità dei beni o di una partecipazione attiva a una messinscena che abbia concretamente determinato l'arresto.
  • Se l'imputato agisce sulla base di una autorizzazione o di un accordo (anche con il custode) che risulti dagli atti, ciò attenua fortemente l'affermazione della colpa grave; il giudice deve spiegare perché comunque tale autorizzazione non fosse credibile o sufficiente.
  • Il giudice della riparazione può utilizzare elementi emersi nelle indagini, ma deve indicare se e perché tali elementi non sono stati neutralizzati dal giudizio di assoluzione; non sono ammesse inferenze apodittiche scollegate dal quadro probatorio.
  • Per il ricorrente: documentare accordi, autorizzazioni e l'assenza di contestazioni da parte dei titolari dei beni e dimostrare l'assenza di nesso causale tra la condotta e la detenzione. Per l'Amministrazione: dimostrare con elementi concreti la conoscenza della altruità dei beni o la volontà di simulare il reato e collegare tale condotta all'adozione o al mantenimento della misura cautelare.

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