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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32638/2023 del 26/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente, intervenendo in una trasmissione televisiva, aveva affermato che la persona offesa non si era presentata alla votazione parlamentare sull'accorpamento delle elezioni amministrative al referendum sull'acqua bene-pubblico, favorendo in tal modo interessi privatistici legati alla gestione dell'acqua. La Corte d'appello di Bari, in riforma dell'assoluzione di primo grado, lo ha ritenuto responsabile e lo ha condannato al risarcimento del danno e al pagamento delle spese sostenute dalla parte civile. In cassazione il ricorrente ha dedotto: (i) mancata prova del dolo generico richiesto dalla fattispecie e legittimità della critica politica, sostenendo di non essere tenuto a verificare i motivi dell'assenza della parte offesa; (ii) violazione per mancata rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale allorché la sentenza di primo grado è stata riformata in pejus dalla Corte territoriale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che non sussiste l'esimente del diritto di critica politica perché l'affermazione del ricorrente era priva del necessario nucleo di verità: il partito della persona offesa aveva infatti diffuso un comunicato che giustificava l'assenza per seri motivi di salute, notizia facilmente reperibile e che il ricorrente avrebbe potuto verificare. Sul secondo motivo la Corte ha dichiarato il vizio inammissibile per genericità. Conseguentemente è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile nel giudizio di legittimità, liquidate in complessivi euro 3.686,00 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Citato per delimitare i limiti formali e temporali del gravame in cassazione rispetto ai motivi dedotti

  • art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137 conv. con l. 18/12/2020, n. 176

    Norma procedurale richiamata in relazione alla trasmissione delle conclusioni scritte del Pubblico Ministero

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicata per le conseguenze in tema di spese processuali a carico del ricorrente in caso di rigetto del ricorso

  • art. 21 Cost.

    Richiamato nel bilanciamento tra libertà di espressione e tutela della reputazione; criterio interpretativo sottostante alla valutazione dei limiti della critica politica

  • art. 10 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo

    Richiamato per il principio che la limitazione della libertà di espressione è ammissibile solo se prescritta dalla legge, persegua fini legittimi e sia necessaria in una società democratica; applicato nel confronto tra diritto di critica e tutela della reputazione

Massime di principio

  • Il diritto di critica politica è tutelato, ma è giustificato solo se fondato su un nucleo di verità: rappresentazioni manipolate o incomplete che alterano il fatto escludono l'esimente.
  • Quando informazioni rilevanti sono agevolmente reperibili (es. comunicati ufficiali), chi formula critiche pubbliche ha l'obbligo di verificarle prima di esprimere giudizi che possono ledere la reputazione.
  • In materia di diffamazione il dolo generico può ricomprendere il dolo eventuale: è sufficiente l'uso consapevole di espressioni pubbliche che siano oggettivamente interpretabili come offensive.
  • La Corte d'appello può riformare un'assoluzione sulla base di una diversa valutazione complessiva del materiale probatorio senza obbligo automatico di rinnovare l'istruttoria, salvo che non sia dimostrata l'indispensabilità di una prova dichiarativa specifica.
  • Motivi di ricorso generici o non specificamente motivati in ordine alla rinnovazione dell'istruttoria sono inammissibili: la richiesta deve indicare chiaramente quale prova va riesaminata e perché sia decisiva.
  • Nel bilanciamento tra libertà di espressione e tutela della reputazione il giudice deve evitare soluzioni che producano un effetto dissuasivo ingiustificato sull'esercizio della libertà di critica politica.

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