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Cassazione Penale, Ordinanza n. 00711/2025 del 08/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (tribunale)

La controversia

Il ricorso è stato proposto avverso l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Roma che aveva disposto la proroga del regime differenziato di detenzione. Il ricorrente ha dedotto, con il primo motivo, la violazione del diritto alla prova, lamentando che non sarebbero stati ammessi accertamenti istruttori ritenuti decisivi. La Corte ha però rilevato che il motivo era generico, perché non indicava con chiarezza i temi di prova asseritamente trascurati, le ragioni della loro decisività, i mezzi istruttori da assumere e la loro rilevanza. Con il secondo motivo, il ricorrente contestava la valutazione compiuta dal Tribunale, ma la Corte ha ritenuto che tale censura non si confrontasse adeguatamente con la motivazione dell'ordinanza impugnata, la quale aveva verificato la persistente capacità del soggetto di mantenere collegamenti con la criminalità organizzata, la sua pericolosità sociale e il nesso tra le prescrizioni imposte e le esigenze di ordine e sicurezza pubblica.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo generico e il secondo non specificamente correlato alla motivazione dell'ordinanza impugnata, che aveva svolto un controllo di legalità sulla proroga del regime differenziato di detenzione, valorizzando la perdurante operatività del clan di appartenenza, il ruolo eminente del soggetto al suo interno e la conseguente pericolosità sociale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • legge n. 94 del 2009

    è richiamata come intervento normativo che ha inciso sulle attribuzioni del Tribunale di sorveglianza nel controllo di legalità sulla proroga del regime differenziato di detenzione.

  • art. 41-bis ord. pen.

    la decisione riguarda la proroga del regime differenziato di detenzione e la verifica giudiziale della permanenza dei presupposti di collegamento con la criminalità organizzata e di esigenze di ordine e sicurezza pubblica.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità contro l'ordinanza che proroga il regime differenziato di detenzione, il motivo di ricorso che deduce violazione del diritto alla prova deve indicare in modo specifico i temi istruttori pretermessi, la loro decisività e i mezzi di prova pertinenti; la censura meramente assertiva è inammissibile.
  • La valutazione del Tribunale di sorveglianza sulla proroga del regime differenziato è censurabile in cassazione solo se non risulta coerente con la motivazione del provvedimento o se trascura illogicamente gli elementi fattuali decisivi; non è sufficiente una critica astratta o non confrontata con il percorso argomentativo dell'ordinanza.
  • Ai fini della proroga del regime differenziato, il giudice di sorveglianza deve verificare la persistente capacità del detenuto di mantenere collegamenti con la criminalità organizzata, la sua pericolosità sociale e il collegamento funzionale tra le prescrizioni imposte e la tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniEsigenze cautelari
RamiProcesso penaleMisure cautelari
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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