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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26244/2023 del 16/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Roma che li aveva condannati per diffamazione a mezzo stampa. Hanno dedotto: (1) errata applicazione della legge penale per avere la Corte territoriale attribuito al titolo dell'articolo un significato che, secondo loro, trascende il senso letterale e l'intento degli autori; (2) vizi di motivazione e contraddittorietà, sostenendo che il corpo dell'articolo chiariva l'estraneità di Raffaele Zangrillo ai fatti attribuiti al fratello e che pertanto il titolo non poteva essere ritenuto idoneo a ledere la reputazione, essendo l'uso della preposizione "con" meramente descrittivo e non evocativo di collusioni o coinvolgimenti illeciti.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato i ricorsi. Ha confermato che il titolo dell'articolo "L'universo Zangrillo: dal sistema Formia al porto di Gaeta, con i due fratelli Carabinieri" era idoneo, anche autonomamente e per la tecnica allusiva adottata, a suscitare nel lettore il sospetto di un collegamento tra le attività illecite attribuite a Vincenzo Zangrillo e i due fratelli carabinieri, nonostante il corpo dell'articolo contenesse affermazioni di estraneità di Raffaele. La Corte ha ritenuto che la preposizione "con" e le frasi successive del testo (che ponevano dubbi sui rapporti familiari e suggerivano indagini) alimentassero l'ambiguità del titolo e neutralizzassero la precisazione di estraneità, integrando gli estremi della diffamazione. In definitiva i ricorsi sono stati rigettati e la condanna confermata.

Norme richiamate

  • Art. 595 c.p. (diffamazione)

    La diffamazione a mezzo stampa può risultare anche da un titolo allusivo; la valutazione della natura diffamatoria si effettua sul complesso comunicativo, ma il titolo può avere efficacia offensiva autonoma se risulta inequivocabilmente idoneo a ledere la reputazione.

  • Sez. 5, Sentenza n. 6112 del 14/12/2018 (Hamaui)

    Sez. 5, Sentenza n. 6112 del 14/12/2018, dep. 2019

    Principio secondo cui il titolo di uno scritto può assumere attitudine offensiva autonoma rispetto al corpo dell'articolo.

  • Sez. 5, Sentenza n. 19960 del 30/01/2019 (Giorgetti)

    Sez. 5, Sentenza n. 19960 del 30/01/2019

    Principio che la natura diffamatoria deve essere valutata alla luce del complesso degli elementi comunicativi, salvo che il titolo risulti di per sé inequivocabilmente offensivo o costruito con tecnica allusiva.

Massime di principio

  • Il titolo di un articolo può essere autonomamente diffamatorio: non occorre che il corpo dell'articolo confermi l'offesa se il titolo, per tecnica redazionale o allusività, evoca un nesso lesivo.
  • La valutazione della possibile diffamazione deve considerare il messaggio nel suo complesso: titolo, contenuto e modalità di presentazione si interpretano congiuntamente per verificare se il lettore possa essere indotto in errore o sospetto.
  • L'uso di connettivi apparentemente neutri (es. "con") può creare implicazioni lesive se, nel contesto, collega soggetti a fatti illeciti; la scelta linguistica intenzionale è rilevante ai fini della responsabilità.
  • La mera indicazione di parentela o rapporto oggettivo non giustifica l'accostamento a condotte illecite: va valutato l'interesse pubblico della menzione e l'effettiva rilevanza dell'informazione rispetto alla notizia principale.
  • Le precisazioni o smentite nel testo non sempre neutralizzano un titolo allusivo: il danno reputazionale può prodursi immediatamente con la lettura del titolo, prima o indipendentemente dal contenuto.
  • Per giornalisti e direttori: usare titoli chiari e non equivoci quando si tratta di soggetti non coinvolti nelle indagini; evitare tecniche allusive che possano ingenerare sospetti non supportati dal contenuto.

Testo integrale

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