Cassazione Penale, Ordinanza n. 23537/2025 del 24/06/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. La condanna per falsa testimonianza resta quindi ferma.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Il ricorso è stato proposto dall'imputato avverso la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la condanna per falsa testimonianza. Nel ricorso si deduceva la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p., sostenendo che tale causa era stata genericamente richiesta in sede di conclusioni. La Corte di cassazione ha rilevato però che la doglianza non era ammissibile in sede di legittimità, poiché mancavano specifiche indicazioni dimostrative dei presupposti necessari per riconoscere la particolare tenuità del fatto.
Norme richiamate
Norma incriminatrice del reato di falsa testimonianza, oggetto della condanna confermata in appello e del ricorso per cassazione.
La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non può essere riconosciuta in sede di legittimità in difetto di specifiche allegazioni e indicazioni sui relativi presupposti.
Massime di principio
- In sede di legittimità non è consentito sollevare utilmente censure sulla mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p. se il ricorso non indica in modo specifico gli elementi fattuali idonei a dimostrare la particolare tenuità del fatto.
- La mera richiesta generica della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non è sufficiente a imporre al giudice di legittimità una nuova valutazione in assenza di un adeguato supporto argomentativo.
- Quando il ricorso si limita a prospettare una doglianza non sostenuta da allegazioni specifiche sui presupposti della causa di non punibilità, esso è dichiarato inammissibile.
Come è indicizzato
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