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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32648/2023 del 26/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 28/09/2022 che ha rigettato il riesame del decreto di sequestro preventivo di hard disk, telefono cellulare e notebook emesso dal G.I.P. di Cosenza nei confronti del Noviello, indagato per diffamazione e atti persecutori. La difesa ha censurato l'ordinanza sostenendo (i) violazione degli artt. 125, 192 e 321 c.p.p. e vizio di motivazione, in quanto il giudice avrebbe errato rilevando il periculum in mora fondato sulla possibile obliterazione o divulgazione dei dati, dimenticando che i dispositivi sarebbero solo strumenti e non il "corpo del reato" (sosteneva che solo i file avrebbero dovuto essere sequestrati); (ii) ha chiesto la restituzione degli strumenti perché essenziali per l'attività professionale del ricorrente (fotografo).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che le censure riguardassero conflitti con giurisprudenza sul sequestro probatorio mentre il caso verte sul sequestro preventivo; ha richiamato il principio secondo cui il ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari reali è ammissibile soltanto per violazione di legge ai sensi dell'art. 325 c.p.p. e che tale vizio comprende errores in iudicando o in procedendo e vizi motivazionali radicali. Nel merito la Corte ha confermato che i giudici della cautela hanno correttamente valutato la non praticabilità della restituzione per il rischio di obliterazione/divulgazione dei dati e la persistenza del pericolo di reiterazione, data la pertinenzialità/strumentalità dei beni rispetto ai reati contestati. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) e e), cod. proc. pen.

    Norma indicata quale parametro formale del motivo di cassazione proposto dalla difesa (lett. b) e e) relative alla motivazione e violazione di legge). La Corte non ha ritenuto fondati i motivi formulati secondo questa norma.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa come norma implementante i limiti del sequestro; la Corte non ha ritenuto la doglianza fondata in relazione al sequestro preventivo dei dispositivi.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa in ordine alle esigenze probatorie e modalità di acquisizione dei dati; la Corte ha evidenziato la differenza tra sequestro probatorio e sequestro preventivo, rendendo inapplicabile l'argomentazione difensiva qui richiamata.

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa in relazione ai poteri di restituzione e conservazione dei beni; la Corte ha ritenuto che i giudici di merito abbiano correttamente bilanciato il rischio di perdita/diffusione dei dati con l'interesse alla restituzione.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Principale parametro di ammissibilità del ricorso in Cassazione contro provvedimenti cautelari reali: il ricorso è consentito solo per violazione di legge. La Corte ha richiamato la giurisprudenza che definisce tale vizio includendo errores in iudicando/procedendo e vizi motivazionali radicali; ha concluso che nessuna di queste ipotesi ricorre nel caso in esame.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U. n. 25932/2008; Sez. 5 n. 43068/2009; Sez. 6 n. 6589/2013; Sez. 2 n. 18951/2017)

    Decisioni richiamate per precisare il concetto di vizio ai sensi dell'art. 325 c.p.p. e i requisiti minimi della motivazione cui la Corte si è attenuta nel disporre l'inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Distinzione fra sequestro probatorio e sequestro preventivo: molte regole e giurisprudenza sul sequestro probatorio non sono automaticamente applicabili al sequestro preventivo; nell'ipotesi preventiva prevalgono esigenze cautelari (pericolo di fuga, di reiterazione, di alterazione/diffusione delle prove).
  • Limiti del ricorso in Cassazione avverso provvedimenti reali: è ammissibile prevalentemente per vizio di legge ex art. 325 c.p.p.; non bastano censure meramente di fatto o una critica della valutazione di merito se non emergono errori di diritto o vizi motivazionali radicali.
  • Sequestro di dispositivi informatici vs. sequestro dei singoli file: i giudici possono disporre il vincolo sui dispositivi quando vi sia il pericolo che dati vengano alterati o diffusi; l'argomentazione che "solo i file dovrebbero essere sequestrati" non è sufficiente se sussiste il rischio di perdita o manomissione dei supporti.
  • Valutazione del pericolo di reiterazione: la pertinenzialità e la strumentalità dei beni al reato costituiscono elemento rilevante per motivare la permanenza del sequestro preventivo (anche se i beni sono strumenti professionali).
  • Tutela delle esigenze professionali del proprietario: l'essenzialità dei dispositivi per l'attività lavorativa può essere sollevata ma non garantisce automaticamente la restituzione; è opportuno proporre misure alternative (es. imaging forense, accesso controllato ai dati, imposizione di misure tecniche e processuali) per limitare il sacrificio professionale.
  • Strategia difensiva consigliata in casi analoghi: richiedere tempestivamente l'acquisizione di copie forensi (hash/immagini) e la custodia sicura dei dispositivi, proporre formule di gestione dei dati che evitino la perdurante esclusione dall'uso professionale, documentare l'impatto lavorativo e proporre misure meno intrusive per tutelare sia le esigenze investigative sia i diritti dell'indagato.

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