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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19935/2026 del 29/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Roma che ha confermato la condanna per il reato di evasione, deducendo violazione di legge e vizi di motivazione in relazione al mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall'art. 131-bis cod. pen. La difesa sosteneva che la motivazione della Corte d'appello fosse carente, illogica e frutto di errata interpretazione normativa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello, valutata nel suo complesso, abbia fornito adeguate ragioni per escludere la particolare tenuità del fatto: pur riconoscendo la banalità apparente della motivazione della condotta (acquisto di sigarette), la Corte ha evidenziato come tale motivazione confermi una refrattarietà alle restrizioni cautelari e un dolo sufficientemente intenso da informare il disvalore complessivo del fatto. Pertanto non è stata applicata la causa di non punibilità e la condanna è stata confermata; la ricorrente è inoltre condannata al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • articolo 131-bis cod. pen.

    La Corte interpreta l'art. 131-bis nel senso che l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità richiede una valutazione complessiva della fattispecie concreta, tenendo conto di indicatori quali natura e gravità dell'illecito, beni giuridici lesi, finalità e modalità della condotta, entità della violazione delle disposizioni, motivazione, conseguenze, periodo e contesto, intensità del dolo e comportamenti successivi. Nel caso concreto tali elementi hanno escluso la riconducibilità alla particolare tenuità.

Massime di principio

  • L'applicazione dell'art. 131-bis richiede una valutazione globale e comparativa dei molteplici elementi del caso concreto; non basta la sola apparenza di 'minima gravità'.
  • Motivazioni apparentemente banali della condotta (es. acquisto di sigarette) possono essere valutate come indizio di maggiore disvalore se indicano volontà di eludere misure cautelari o reiterata refrattarietà.
  • Il giudice deve esplicitare il nesso tra i fatti accertati e i criteri indicati dalla norma per escludere la tenuità; una motivazione complessiva e non tautologica è decisiva per la regolare decisione.
  • L'intensità del dolo e le modalità esecutive della condotta sono elementi chiave: un comportamento volontario e consapevole che violi restrizioni può escludere la non punibilità per tenuità.
  • In sede di impugnazione è difficile ottenere il riconoscimento della tenuità se la decisione del merito ha già articolato una valutazione complessiva degli indicatori previsti dall'art. 131-bis.
  • Il rigetto del ricorso comporta spesso l'addebito delle spese processuali al ricorrente; valutare il rapporto costi-benefici prima di impugnare quando la motivazione del merito appare dettagliata.

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