Cassazione Penale, Ordinanza n. 35019/2026 del 30/09/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Il condannato ha impugnato per cassazione il provvedimento della Corte di appello di Napoli, quale giudice dell’esecuzione, che aveva rigettato la richiesta di applicare la disciplina della continuazione ex art. 81 c.p. tra i fatti oggetto di quattro diverse sentenze di condanna per reati in materia di stupefacenti. Ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che il giudice non avesse adeguatamente considerato l’omogeneità delle condotte e l’analogia delle modalità esecutive. Con memoria successiva ha ribadito le doglianze. I fatti si collocavano negli anni 2007, 2009, 2015 e 2016.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso perché le censure erano manifestamente infondate e, in parte, dirette a ottenere una diversa lettura degli elementi di fatto non consentita in sede di legittimità. Ha ritenuto adeguata la motivazione del giudice dell’esecuzione: la distanza temporale tra i fatti, i diversi luoghi di commissione (Marche, Campania, Puglia e Spagna), le differenti modalità e il coinvolgimento di soggetti diversi non consentivano di desumere l’originaria unicità deliberativa. La sola omogeneità astratta delle condotte non dimostrava che l’identità del disegno criminoso fosse presente sin dalla commissione del primo reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
l’identità del disegno criminoso debba essere rintracciabile sin dalla commissione del primo reato, e come questa non sia desumibile dagli atti dai quali, al di là della omogeneità in astratto delle condotte, non emerge alcun elemento dal quale poter desumere l’originaria unicità deliberativa delle stesse
Il riconoscimento della continuazione richiede che l’identità del disegno criminoso e l’originaria unicità deliberativa risultino riferibili già al momento della commissione del primo reato; la mera omogeneità astratta delle condotte non è sufficiente.
Massime di principio
- Per riconoscere la continuazione tra reati oggetto di distinte condanne, l’identità del disegno criminoso deve risultare presente sin dalla commissione del primo reato e deve essere supportata da elementi concreti che dimostrino l’originaria unicità deliberativa.
- L’omogeneità astratta delle condotte o l’analogia delle modalità esecutive, considerate isolatamente, non bastano a dimostrare la continuazione. La distanza temporale, la diversità dei luoghi, dei soggetti coinvolti e delle modalità costituiscono elementi valutabili per escludere la preesistenza di un unico disegno criminoso.
- È inammissibile in cassazione la censura che, pur formulata come violazione di legge o vizio di motivazione, solleciti in realtà una lettura alternativa degli elementi di fatto già valutati dal giudice di merito.
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