Cassazione Penale, Sentenza n. 46059/2023 del 15/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La parte civile Borghini impugna la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva confermato l'assoluzione di Antinelli per il delitto di appropriazione indebita (art. 646 c.p.). Il ricorrente lamenta violazione di legge sostenendo che la Corte avrebbe errato ritenendo necessaria la titolarità del diritto di proprieta' sul bene per configurare il reato, mentre sarebbe sufficiente qualsiasi diritto reale o personale di godimento sulla cosa (es. rapporto locativo/affitto di ramo d'azienda).
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato che la motivazione di merito di appello si fonda su due argomenti: (1) un'errata affermazione secondo cui lo status di affittuario non sarebbe assimilabile a quello di proprietario ai fini dell'art. 646 c.p. (la Corte di Cassazione ricorda invece che non è richiesta la dominica potestas ma un diritto di godimento); (2) una valutazione di fatto, ritenuta decisiva, circa la carenza di prova sull'individuazione dei beni oggetto del contratto di affitto di ramo d'azienda e quindi sulla concreta spoliazione. Quest'ultima valutazione, non contestata dal ricorrente, ha natura assorbente e rende inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
La Corte osserva che per la configurabilità dell'appropriazione indebita non è necessario che la parte offesa abbia la titolarità del diritto di proprietà; è sufficiente un diritto di godimento sulla cosa (es. diritto derivante da locazione o affitto d'azienda)
Norma procedurale richiamata per il trattamento del procedimento con contraddittorio scritto (contestazione e svolgimento del processo mediante modalità ordinarie previste dal citato intervento normativo)
Giurisprudenza (Sez. 2, n. 27595 del 19/06/2007, Rv. 238896)
Richiamata per affermare il principio secondo cui la legittimazione a proporre querela per appropriazione indebita non presuppone l'accertamento della titolarità dominicale, ma si fonda su un diritto di godimento sulle cose
Massime di principio
- Per il reato di appropriazione indebita (art. 646 c.p.) non è necessario dimostrare la piena titolarità proprietaria: è sufficiente provare un diritto di godimento (diritti reali o personali) sulla cosa sottratta.
- In azioni o querele per appropriazione indebita relative a beni trasferiti con contratti (es. affitto di ramo d'azienda) è cruciale dimostrare con chiarezza quali beni facevano parte del rapporto contrattuale: contratti e allegati devono indicare in modo preciso l'elenco o i criteri di individuazione dei beni.
- Le valutazioni di fatto compiute dai giudici di merito (es. accertamento che i beni contestati non risultano indicati nel contratto) sono difficilmente sindacabili in Cassazione: se tali rilievi non sono specificamente impugnati o non sono viziati da profili di diritto, l'impugnazione può risultare inammissibile.
- Chi impugna una sentenza deve contestare sia gli aspetti di diritto sia, quando possibile, le valutazioni di fatto decisive: lasciare incontestata una valutazione assorbente espone al rigetto per inammissibilità.
- In ipotesi di contestazione di beni oggetto di affitto d'azienda, è buona prassi documentale allegare inventari, elenchi, perizie o qualsiasi documento che colleghi nominativamente i beni al ramo aziendale affittato.
- Il rigore processuale può comportare sanzioni economiche (spese processuali e somme a titolo di ammenda) quando il ricorso risulta inammissibile per carenza di motivazione o per non aver impugnato profili decisivi.
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