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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14907/2024 del 11/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'appello che lo dichiarava responsabile del reato di furto in abitazione aggravato ritenendo che fosse stata applicata una circostanza aggravante (uso di mezzo fraudolento) non contestata. Denuncia inosservanza degli artt. 521 e 522 c.p.p. e vizi di motivazione: la prima sentenza aveva escluso l'aggravante della violenza sulle cose (espressamente contestata) e invece aveva applicato l'aggravante del mezzo fraudolento, violando il principio di correlazione tra accusa e sentenza e la necessità che l'aggravante sia espressamente contestata.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che l'imputazione contestava in termini alternativi la circostanza aggravante (violenza sulle cose ovvero uso di una chiave universale/mezzo fraudolento), e che la giurisprudenza ammette la contestazione alternativa quando ciò serve a chiarire la qualificazione definitiva dei fatti. Ha inoltre osservato che gli elementi costitutivi dell'aggravante del mezzo fraudolento erano ritualmente contestati nell'imputazione, consentendo la difesa, per cui non si è violato il principio di correlazione. La Corte ha confermato la legittimità della scelta dei giudici di merito, ha rigettato il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 625, primo comma, n. 2) cod. pen.

    Norma sul furto in abitazione e sue aggravanti; la contestazione dell'aggravante è stata interpretata nel senso che l'imputazione prevedeva alternativamente la violenza sulle cose o l'uso di una chiave universale (mezzo fraudolento).

  • artt. 521 e 522 cod. proc. pen.

    Norme processuali richiamate dal ricorrente per denunciare presunte violazioni formali nella formazione della decisione; la Corte ha esaminato la questione e ritenuto non fondata la censura sulla mancata corrispondenza tra accusa e sentenza in presenza di una contestazione alternativa adeguata.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamata per delimitare i termini e i limiti di impugnazione consentiti in cassazione; la Corte ha svolto il controllo nei limiti procedurali indicati.

  • art. 23, comma 8, decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (conv. legge 18 dicembre 2020, n. 176)

    Norma richiamata in relazione alla facoltà delle parti di chiedere la discussione orale; nel caso di specie le parti non hanno formulato richiesta di discussione orale ai sensi di tale disposizione.

Massime di principio

  • La contestazione alternativa di circostanze aggravanti nell'imputazione è legittima quando le alternative sono descritte in modo da mettere l'imputato in condizione di conoscere l'oggetto del processo e organizzare la difesa.
  • Il principio di correlazione tra accusa e sentenza non è violato se gli elementi fattuali della circostanza applicata in sentenza erano già ritualmente contestati nell'imputazione, anche se la formulazione originaria indicava alternative.
  • Il giudice di merito può scegliere, con motivazione congrua, quale delle circostanze aggravanti alternative sia stata effettivamente integrata dai fatti provati in istruttoria.
  • In sede di Cassazione, quando è censurata l'applicazione di norme processuali la Corte è giudice della correttezza della decisione in rito e non è vincolata dalla motivazione adottata dai giudici di merito.
  • Per la difesa è importante sollevare tempestivamente contestazioni formali e chiedere chiarimenti o il precisarsi dell'imputazione quando l'atto di accusa contiene alternative che possono incidere sulla strategia difensiva.
  • La mera esclusione in primo grado di una delle aggravanti contestate non impedisce che, se l'altro ingrediente era adeguatamente contestato, il giudice possa ritenere sussistente l'aggravante alternativa sulla base degli elementi di fatto emersi.

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