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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17161/2024 del 24/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso ai soli effetti civili avverso la sentenza della Corte d'appello di L'Aquila che aveva aumentato il risarcimento per diffamazione a euro 30.000,00. Il ricorrente deduceva carente motivazione nella determinazione dell'entità del danno, in particolare l'assenza di argomentazioni sulla diffusività del sito "Il fatto teramano", la mancata valutazione del pregiudizio concreto subito dalla parte civile e l'erroneo inquadramento del danno come di "media gravità" in violazione dei criteri delle tabelle del Tribunale di Milano.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il sindacato di legittimità è limitato a verificare la presenza di un apparato argomentativo logico e non può riconsiderare i fatti; ha ritenuto adeguata e logica la motivazione della Corte d'appello che ha richiamato le tabelle del Tribunale di Milano e ha valorizzato la diffusività del sito nel contesto locale, la ripetizione dei fatti, la peculiare intensità del dolo (campagna stampa), la carica pubblica della vittima e l'uso di espressioni denigratorie. Perciò il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p., e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile liquidate in euro 3.600,00 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Usato per condannare il ricorrente al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende in considerazione dell'evidente inammissibilità del ricorso e della colpa nella proposizione dell'impugnazione.

  • Tabelle per la determinazione del danno non patrimoniale del Tribunale di Milano (2018)

    Richiamate come parametri orientativi per la quantificazione del danno (diffusione dello scritto, entità dell'offesa, posizione sociale della vittima); la Corte d'appello le ha applicate motivando il loro riferimento al caso concreto.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U. n. 6402/1997; Sez. 3 civ. n. 13153/2017; Sez. U. n. 8825/2016; Sez. 3 civ. n. 25420/2017; Sez. 3 civ. n. 18217/2023)

    Riferimenti utilizzati per il principio che il controllo di legittimità si limita a verificare l'esistenza di un apparato argomentativo logico e non a riconsiderare le valutazioni di fatto operate dal giudice di merito.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione verifica soltanto la presenza di un apparato argomentativo logico nella motivazione del giudice di merito; non può sostituirsi alla valutazione di merito sui fatti e sulle prove.
  • Per impugnare con successo la quantificazione del danno non patrimoniale occorre dedurre censure specifiche e circostanziate sulla motivazione, non generiche contestazioni: bisogna individuare punti mancanti o contraddittori nella motivazione relativa a diffusività, gravità e conseguenze per la vittima.
  • Le tabelle del Tribunale di Milano sono strumenti orientativi accettati in giurisprudenza: il giudice di merito può richiamarle ma deve motivare il collegamento tra i parametri indicati (diffusione, grado di offensività, ruolo sociale, ripetizione) e il caso concreto.
  • Nei casi di diffamazione online la valutazione della "diffusività" territoriale o di settore (es. ampia circolazione nel contesto locale) può giustificare un aumento del risarcimento se adeguatamente motivata.
  • I ricorsi manifestamente inammissibili o generici possono comportare condanne alle spese e al versamento alla Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.); è quindi essenziale valutare la fondatezza e la specificità delle censure prima di proporre impugnazioni civili.

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