Cassazione Penale, Sentenza n. 42336/2022 del 09/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Materazzo impugnava la sentenza della Corte di Cassazione del 04/06/2021, lamentando un errore di fatto nella valutazione degli atti. Il nodo centrale è la rinuncia all'appello che sarebbe stata resa da lui in carcere e poi revocata: la difesa aveva chiesto la verifica della effettiva volontà dell'imputato e depositato una consulenza psichiatrica (parere medico-legale) che, secondo la difesa, dimostrava un disturbo paranoide di personalità compromettente la capacità di critica al momento della rinuncia. La Corte di assise d'appello aveva dichiarato inammissibile l'appello per rinuncia, la decisione era divenuta definitiva; il giudice dell'esecuzione ha poi ritenuto inammissibile la richiesta di sospensione dell'esecuzione e trasmissione degli atti in appello perché la questione dell'inefficacia della rinuncia era già stata devoluta e implicitamente risolta nella fase di cognizione. Con il ricorso straordinario per errore di fatto ex art. 625-bis c.p.p. Materazzo sosteneva che la Corte di Cassazione avesse erroneamente ritenuto la questione già valutata in sede cognitiva e non avesse preso in considerazione la consulenza sopravvenuta, chiedendo annullamento per errore percettivo.
La decisione
Il ricorso straordinario per errore di fatto è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che la censura non denunci un errore percettivo (svista nella lettura degli atti) ma una valutazione di merito della Corte di legittimità, ossia un errore di giudizio o di diritto, non sanabile con il rimedio di cui all'art. 625-bis c.p.p. La Corte ha inoltre osservato che la consulenza tecnica depositata era stata considerata dalla Corte di Cassazione con la formula "a prescindere dalle prove allegate a suo fondamento", cioè valutata ma ritenuta irrilevante perché la questione sulla incapacità al momento della rinuncia era già stata delibata nella fase cognitiva (anche tramite l'istanza convertita in ricorso per cassazione, poi dichiarato inammissibile per genericità). Per questi motivi il ricorso è inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese del procedimento e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Consente il ricorso straordinario per errore di fatto avverso decisioni della Corte di cassazione che stabilizzino il giudicato; è però circoscritto agli errori materiali o percettivi (svista nella lettura degli atti) e non copre errori di diritto o valutazioni di merito.
Prevede la valutazione di istanze in sede esecutiva e la possibilità di dichiarare manifesto il difetto di fondatezza (inammissibilità de plano) quando la questione riproponga questioni già decise nei gradi di cognizione; è stato invocato dal giudice dell'esecuzione per rigettare la richiesta di sospensione dell'esecuzione.
Norma richiamata per la condanna alle spese del procedimento; la Corte ha disposto altresì il pagamento di una somma alla Cassa delle ammende in relazione alla colpa nella proposizione del ricorso.
Regola l'incidente di esecuzione (possibilità di far valere elementi nuovi nell'esecuzione). La sentenza richiama il contesto degli strumenti esecutivi e la distinzione tra questioni già decise in cognizione e questioni nuove che richiederebbero una diversa trattazione in sede di incidente di esecuzione.
Massime di principio
- Il ricorso straordinario per errore di fatto (art. 625-bis c.p.p.) è ammesso solo per errori materiali o percettivi (svista nella lettura degli atti) e non per questioni di diritto o valutazioni di merito; un disagio sulla decisione che derivi da una diversa valutazione giuridica non è rimedio corretto.
- Il giudice dell'esecuzione non può riaprire o emendare questioni già devolute e decise nei gradi di cognizione con gli ordinari mezzi di impugnazione: la preclusione processuale impedisce di riproporre in sede esecutiva questioni già trattate.
- La semplice produzione successiva di una consulenza tecnica non è automaticamente idonea a superare la preclusione se la questione sostanziale (es. incapacità al momento della rinuncia) era già stata posta e implicitamente risolta nella fase cognitiva; per far valere elementi nuovi occorre dimostrare che sono effettivamente sopravvenuti e non potevano essere allegati prima, e procedere con gli strumenti processuali idonei (es. incidente di esecuzione ex art. 670 c.p.p., quando pertinente).
- La conversione di un'istanza difensiva in ricorso per cassazione può comportare che la materia sia considerata "devoluta" alla Corte di legittimità anche se il ricorso viene poi dichiarato generico o inammissibile: ciò può essere interpretato come esame della questione, impedendo la riapertura in sede esecutiva.
- Per impugnare efficacemente decisioni definitive occorre documentare un errore percettivo preciso (indicare la svista o la parte degli atti letta erroneamente) oppure produrre elementi nuovi che non erano conoscibili o producibili nella fase cognitiva e richiedere la valutazione con lo strumento processuale appropriato, illustrando perché la questione non è stata o non poteva essere esaminata anteriormente.
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