Cassazione Penale, Sentenza n. 33395/2024 del 03/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 12/12/2023 del giudice dell'esecuzione che aveva annullato il provvedimento del 16/03/2021 di dissequestro e restituzione di due orologi Rolex a favore di Alessandro Moggi, disponendo invece il mantenimento del sequestro fino all'irrevocabilità della sentenza civile. Il ricorrente chiedeva l'annullamento per presunta carenza assoluta del potere ablativo esercitato e, alternativamente, sosteneva che l'atto potesse considerarsi abnorme.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione abbia legittimamente revocato la precedente ordinanza e disposto il mantenimento del vincolo sui beni fino al passaggio in giudicato della decisione civile sulla titolarità, rientrando tale decisione nelle competenze del giudice dell'esecuzione e nelle norme che impongono la conservazione del vincolo in presenza di controversia civile. La Corte ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a versare Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende per l'irritualità dell'impugnazione.
Norme richiamate
mentre il vincolo deve essere mantenuto sino alla "risoluzione" della controversia civile
La norma viene interpretata nel senso che il sequestro conservativo deve essere mantenuto fino all'accertamento definitivo della titolarità del bene con il passaggio in giudicato della sentenza civile.
Norma richiamata in relazione all'istituto del riesame; il Tribunale ha ritenuto la richiesta di riesame inammissibile per essere estranea all'ambito applicativo della norma.
art. 568, comma 5, cod. proc. pen.
Applicato il principio di conservazione degli atti: l'impugnazione originariamente qualificata dal ricorrente può essere riqualificata d'ufficio come ricorso per cassazione se contiene doglianze rilevanti, ma tale riqualificazione non evita l'inammissibilità se sussistono i presupposti di irricevibilità.
Richiamato per collegare le "altre competenze" del giudice dell'esecuzione allo schema procedimentale dell'art. 667, comma 4, ossia alle garanzie procedurali (contraddittorio) che devono precedere decisioni sulla restituzione.
art. 667, comma 4, cod. proc. pen.
Richiama la necessità del contraddittorio nella materia della restituzione delle cose sequestrate; la revoca della precedente ordinanza è stata ritenuta correttamente preceduta dal contraddittorio.
Corte cost. n. 186 del 2000
Riferimento giurisprudenziale utilizzato per motivare la condanna alla Cassa delle ammende in caso di proposizione di impugnazioni irrituali o colpose.
Massime di principio
- Se sussiste una controversia civile sulla titolarità dei beni sequestrati, il giudice penale può mantenere il vincolo fino al passaggio in giudicato della pronuncia civile, ai sensi dell'art. 263 c.p.p.
- L'istituto dell'abnormità è molto restrittivo: costituisce rimedio solo per provvedimenti 'avulsi' dall'ordinamento processuale o manifestamente estranei alle competenze e ai limiti normativi; non si applica quando il provvedimento rientra nelle ordinarie attribuzioni del giudice.
- Il principio di conservazione degli atti (art. 568, comma 5 c.p.p.) permette la riqualificazione dell'impugnazione proposta, ma non evita le conseguenze dell'inammissibilità: la conversione in ricorso per cassazione non sopperisce alla carenza sostanziale dei presupposti dell'impugnazione.
- Presentare un rimedio processuale non consentito dalla legge (impugnazione irrituale) può comportare condanna alle spese e sanzioni (anche contributo alla Cassa delle ammende) se sussistono profili di colpa o irritualità.
- Prima di revocare o cambiare provvedimenti di restituzione il giudice dell'esecuzione deve garantire il contraddittorio tra le parti; il mancato contraddittorio può rendere illegittima la decisione.
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