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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17668/2025 del 09/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato per cassazione la sentenza di appello che aveva confermato le condanne inflitte dal Tribunale per i reati contestati, deducendo la violazione dell'art. 84 cod. pen.: in particolare hanno sostenuto che il reato previsto dall'art. 341-bis c.p. non sarebbe stato assorbito nel reato di cui all'art. 337 c.p., con conseguente erronea applicazione della disciplina sulla continuazione/assorbimento delle fattispecie.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha confermato che, secondo la giurisprudenza consolidata, il delitto di cui all'art. 337 c.p. (opposizione al pubblico ufficiale nell'esecuzione di un atto d'ufficio) richiede un'azione diretta a impedire o condizionare l'atto specifico; se le espressioni offensive e minacciose sono finalizzate a opporsi al compimento dell'atto, esse non si considerano semplicemente oltraggio ma concorrono con il reato di resistenza, non essendo pertanto assorbite. Nel caso concreto i giudici del merito hanno accertato che le frasi offensive e minacciose erano dirette a impedire il verbale di sequestro del veicolo e quindi hanno correttamente ritenuto integrato il concorso degli artt. 341-bis e 337 c.p. La Corte ha inoltre condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 337 cod. pen.

    La condotta punita è l'opposizione al pubblico ufficiale mentre compie un atto di ufficio dotato di specificità; l'elemento caratterizzante è la volontà di impedire o condizionare il compimento dell'atto, distinto da mera volgarità o ingiuria.

  • art. 341-bis cod. pen.

    Nel caso esaminato il delitto previsto dall'art. 341-bis concorre con il delitto di resistenza (art. 337) quando le espressioni offensive siano funzionalmente dirette a opporsi all'atto di ufficio; pertanto non risulta automaticamente assorbito dal reato di resistenza.

  • art. 84 cod. pen.

    La dedotta violazione dell'art. 84 (riguardante l'assorbimento/continuazione tra reati) non è stata ritenuta fondata: per l'assorbimento è necessario che una fattispecie risulti includere integralmente l'altra o che una sia parte necessaria dell'altra, ma se c'è una finalizzazione autonoma (es. frasi dirette a impedire l'atto) il concorso è legittimo.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    La declaratoria di inammissibilità dei ricorsi comporta la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e può comportare l'obbligo di versare una somma alla Cassa delle ammende; nel caso è stata disposta la somma di euro 3.000, equitativamente determinata.

  • Corte cost., 13 giugno 2000 n. 186

    Richiamata per affermare l'assenza di ragioni di esonero dal pagamento della sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Distinguere sempre tra oltraggio/ingiuria (espressioni offensive fine a se stesse) e resistenza a pubblico ufficiale: se le espressioni sono finalizzate a impedire o condizionare l'atto d'ufficio integrano resistenza e possono concorrere con altri reati.
  • Le frasi offensive dirette non solo a ledere l'onore ma anche a impedire il compimento di un atto d'ufficio non vengono assorbite automaticamente nel reato di resistenza; si configura concorso di reati.
  • Per ottenere l'assorbimento ai sensi dell'art. 84 c.p. è necessario dimostrare che una fattispecie sia sostanzialmente contenuta nell'altra o che le condotte non abbiano autonoma finalità: la mera coincidenza temporale non è sufficiente.
  • In sede di cassazione l'inammissibilità del ricorso può comportare condanna alle spese e sanzione pecuniaria (art. 616 c.p.p.); va quindi valutata attentamente l'ammissibilità e i profili di merito prima di proporre ricorso.
  • In casi analoghi la difesa dovrebbe contestare puntualmente la ricostruzione fattuale del giudice (per esempio l'assenza di finalizzazione delle espressioni a impedire l'atto) oltre che gli aspetti giuridici: se la finalità ostativa è accertata, il concorso di reati è probabile.

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