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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8075/2024 del 23/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato il rigetto da parte del Gip della richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari in relazione al reato di rapina aggravata. Il difensore ha censurato violazioni dell'art. 275, comma 3 e 3‑bis, cod. proc. pen. per vizio motivazionale, lamentando che non siano stati valutati elementi favorevoli quali il precedente buon comportamento durante misure autodetentive, provvedimenti del Tribunale di Sorveglianza che attestano assenza di collegamenti con la criminalità organizzata, il percorso di resipiscenza del ricorrente (ammissione dei fatti e risarcimento), la distanza del domicilio dai luoghi del reato e la disponibilità ad applicare dispositivi di controllo elettronico.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che il Tribunale del Riesame avesse adeguatamente motivato la conferma della custodia in carcere, richiamando la gravità e le modalità 'denotanti irrefrenabile aggressività' del reato e i precedenti dell'imputato, nonché la persistenza di un rischio di recidiva non fronteggiabile con la misura autodetentiva. La Corte ha sottolineato che la valutazione giudiziale sull'adeguatezza della misura è autonoma e argomentata in base alle risultanze processuali e non suscettibile di revisione in Cassazione senza argomenti decisivi contrari. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di euro 3.000 a favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 275, comma 3 e 3‑bis, cod. proc. pen.

    La Corte ritiene che la motivazione dell'ordinanza di rigetto sia stata adeguata e sufficiente: non sussiste un vizio motivazionale tale da giustificare l'intervento della Suprema Corte quando la decisione abbia adeguatamente evidenziato, in base alle risultanze, il rischio di reiterazione e l'inadeguatezza della misura alternativa.

  • art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020 e succ. modificazioni

    Richiamato come base per la trattazione con contraddittorio cartolare: la procedura è stata svolta ai sensi della norma, senza rilievi procedurali nella decisione.

  • art. 94, comma (disp. att. cod. proc. pen.)

    Norma tecnica relativa agli adempimenti di cancelleria conseguenti alla sentenza; la Corte la invoca per gli obblighi formali successivi alla decisione.

Massime di principio

  • La concessione di misure alternative alla custodia cautelare (es. arresti domiciliari) richiede che il giudice del riesame ritenga tali misure adeguate a neutralizzare il rischio di recidiva; la mera allegazione difensiva di fatti favorevoli (resipiscenza, risarcimento, domicilio distante, disponibilità a controllo elettronico) può non essere sufficiente se il giudice valuta la persistenza di un concreto pericolo di reiterazione.
  • La Corte di Cassazione svolge un controllo limitato sulla motivazione delle misure cautelari: non è ammessa la revisione di merito delle valutazioni prudenziali del giudice del merito salvo vizi motivazionali chiari e decisivi.
  • La gravità delle modalità del fatto e i precedenti del soggetto sono elementi decisivi nella prognosi cautelare; caratteri quali 'irrefrenabile aggressività' possono giustificare il mantenimento della custodia cautelare anche in presenza di indici favorevoli contrari.
  • Documenti che attestano assenza di collegamenti con organizzazioni criminali o precedenti comportamenti corretti durante misure autodetentive devono essere specificamente valutati e inseriti nella motivazione; tuttavia la loro esistenza non obbliga automaticamente la sostituzione della misura se il quadro probatorio continua a indicare rischio elevato.
  • Gli atti difensivi che non producono argomentazioni di 'decisiva rilevanza' rispetto alla valutazione prognostica sono destinati a essere dichiarati inammissibili o manifestamente infondati in sede di Cassazione.
  • Esiste il rischio di sanzioni (spese e pecunia) quando il ricorso appare infondato e si ravvisano profili di colpa nella determinazione a proporlo; ciò funge da deterrente per impugnazioni manifestamente temerarie.

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