Cassazione Penale, Sentenza n. 44839/2023 del 07/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Le parti civili impugnavano la sentenza della Corte d'Appello di Bari che aveva riformato in senso assolutorio la sentenza di primo grado (Tribunale di Foggia) in relazione al reato di insolvenza fraudolenta. I ricorrenti contestavano che la corte d'appello non avesse dato rilevanza al comportamento volto a dissimulare lo stato di insolvenza, ivi compreso il silenzio, e non avesse valutato correttamente elementi posteriori alla stipula (la richiesta del saldo, il pagamento a ridosso della chiusura dell'attività e l'omesso ordine alla ditta fornitrice), che secondo le parti costituivano indici di dolo fraudolento. Denunciavano violazione dell'art. 606 lett. b) c.p.p. per vizio di motivazione ed erronea applicazione delle norme.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso in quanto fondato. Ha ritenuto che la corte d'appello, nel riformare in senso assolutorio la decisione di primo grado, non abbia fornito una motivazione rafforzata e puntuale sulle divergenze di valutazione del medesimo compendio probatorio. La Cassazione ha richiamato il principio secondo cui anche il silenzio può costituire forma di dissimulazione dello stato di insolvenza quando l'agente conosce la propria impossibilità di adempiere e intende non adempiere. Ha ritenuto che la richiesta del saldo, il pagamento posto pochi giorni prima della chiusura dell'attività e l'omesso ordine dei beni alla ditta produttrice siano indici di intento fraudolento travisati dalla corte d'appello. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata limitatamente agli effetti civili e rinviata al giudice civile competente in grado d'appello per nuovo giudizio, con rinvio anche sulla liquidazione delle spese per questo grado di legittimità.
Norme richiamate
art. 606 lett. b) cod.proc.pen.
Norma invocata dai ricorrenti per vizio di motivazione: la Cassazione ha ritenuto fondata la censura per motivazione carente e travisamento del compendio probatorio da parte della corte d'appello
Principio giurisprudenziale sulla motivazione rafforzata (Sez. 4, n. 24439 del 16/06/2021, Rv. 281404 - 01)
Quando la corte d'appello riforma in senso assolutorio una sentenza di primo grado sulla base del medesimo materiale probatorio, è tenuta a fornire una motivazione rafforzata che spieghi puntualmente le ragioni delle diverse conclusioni
Principio giurisprudenziale sul silenzio come dissimulazione (Sez. 2, n. 8893 del 03/02/2017, Rv. 269682 - 01)
La giurisprudenza ha affermato che il silenzio può assumere rilievo ai fini dell'integrazione dell'elemento soggettivo dell'insolvenza fraudolenta qualora occorra a dissimulare lo stato di crisi e sia posto in essere con il proposito di non adempiere
Massime di principio
- Il silenzio o la mancata comunicazione dello stato di crisi possono integrare elementi di dissimulazione rilevanti ai fini dell'insolvenza fraudolenta se connessi a un proposito preordinato di non adempiere.
- La richiesta del saldo prezzo nonostante l'impossibilità di eseguire la prestazione e il mancato ordine dei beni al fornitore costituiscono indici utili a valutare l'intento doloso degli imputati.
- La corte d'appello che assolve con riforma rispetto al primo grado deve motivare in maniera rafforzata e affrontare puntualmente i rilievi probatori emersi nel dibattimento di primo grado.
- In caso di travisamento o incompletezza della motivazione in appello la Cassazione può annullare la sentenza, anche limitatamente agli effetti civili, e disporre il rinvio per nuovo giudizio al giudice competente.
- Per le parti civili è importante documentare fatti successivi al contratto (pagamenti, comunicazioni, ordini/non ordini ai fornitori) perché possono assumere rilievo nella ricostruzione dell'intento fraudolento.
- La difesa degli imputati dovrebbe documentare e provare tempestivamente lo stato di oggettiva impossibilità o le comunicazioni fatte alle controparti per escludere la dissimulazione dell'insolvenza.
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