Cassazione Penale, Sentenza n. 23133/2022 del 14/06/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello che li aveva riconosciuti responsabili del tentato furto di circa 400 kg di arance (artt.110, 56, 624, 625 c.p.), censurando: 1) l'applicazione della circostanza aggravante di cui all'art.625, comma 1, n.2 c.p. (danno alla recinzione) - contestando la prova sul danneggiamento della rete e l'idoneità dello strumento in loro possesso; 2) il diniego delle circostanze attenuanti di cui all'art.62 nn.4 e 6 c.p. per eccessiva valutazione del danno e per aver ritenuto incongrua l'offerta risarcitoria di euro 300; 3) vizio nelle modalità di determinazione della pena e mancata/insufficiente motivazione del diniego di applicazione dell'art.131-bis c.p. (causa di non punibilità per particolare tenuità dell'offesa).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che le censure fossero, nella sostanza, rivendicazioni di merito non sindacabili in sede di legittimità o generiche denunce di illogicità non sussistenti. Ha confermato che i giudici di merito hanno fornito motivazione non manifestamente illogica circa: la valutazione probatoria sulla condizione della rete (anche considerata la fotografia successiva), l'idoneità della 'pinza siciliana' per un uso anche diverso da quello agricolo, la quantificazione del danno (valore della merce e danno per raccolta non programmata) e l'incongruità dell'offerta risarcitoria. Ha altresì ritenuto corretta la determinazione della pena come proporzionata al disvalore concreto e fondata sui criteri di cui all'art.133 c.p., e legittimo il diniego dell'art.131-bis in mancanza della positiva valutazione congiunta dei requisiti richiesti. I ricorrenti sono stati dichiarati inammissibili, condannati al pagamento delle spese processuali e a una somma di euro 3.000,00 ciascuno alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 110, art. 56, art. 624, art. 625 comma 1 nn.2 e 7
Gli articoli sono richiamati per la configurazione del reato di furto tentato e delle aggravanti (tra cui il n.2 relativo al danneggiamento della recinzione). La Corte ha ritenuto provata la sussistenza dell'aggravante in base alla valutazione dei fatti e delle prove.
Richiamati per l'eventuale riconoscimento delle circostanze attenuanti (speciale tenuità del danno e valutazione dell'offerta risarcitoria). La Corte ha ritenuto che le condizioni per tali attenuanti non fossero soddisfatte: il danno non è stato valutato come minimo e l'offerta è stata ritenuta incongrua.
Criteri per la determinazione della pena. La Corte ha ritenuto che il giudice di merito avesse esercitato correttamente il potere discrezionale nella misura della pena e che, non trattandosi di gravazione prossima al massimo edittale, non fosse richiesta motivazione ulteriormente dettagliata.
Causa di non punibilità per particolare tenuità dell'offesa. La Corte ha confermato il diniego perché mancava la positiva valutazione congiunta degli elementi oggettivi e soggettivi e dell'esiguità del danno secondo i criteri cumulativi richiesti dalla giurisprudenza.
Corte Costituzionale
sentenza 13/06/2000 n.186
Citata in relazione alla possibilità di condannare i ricorrenti al versamento a favore della Cassa delle ammende; la Corte ha ritenuto non sussistere colpa grave nella proposizione del ricorso, ma ha comunque disposto la sanzione pecuniaria ritenuta equa.
Massime di principio
- Le impugnazioni che in realtà propongono una rivalutazione del materiale probatorio (censure di merito) sono inammissibili in Cassazione: la Corte di legittimità sindaca solo vizi di diritto o motivazioni manifestamente illogiche o contraddittorie.
- Il vizio di 'manifesto errore o illogicità' della motivazione richiede che l'iter argomentativo della sentenza sia assolutamente carente; semplici letture alternative dei fatti non sono sufficienti.
- Per far valere la circostanza aggravante per danneggiamento di una recinzione occorre fornire elementi probatori contemporanei al fatto che dimostrino l'assenza di danno o che il danno non sia imputabile all'agente; prove successive (es. fotografie) possono essere ritenute inattendibili se non addotte in modo tale da escludere modifiche intervenute dopo il fatto.
- Le circostanze attenuanti basate su risarcimento o esiguità del danno (art.62, art.131-bis) richiedono una valutazione complessiva: l'offerta risarcitoria deve essere congrua e tempestiva, e la ridotta offensività deve emergere chiaramente sia nella componente oggettiva sia soggettiva della condotta.
- Per ottenere l'applicazione dell'art.131-bis la valutazione della particolare tenuità dell'offesa è rigorosa e richiede la positiva valutazione congiunta dei criteri previsti (modalità della condotta, entità del danno, intensità del dolo/colpa); la negazione di anche uno solo dei requisiti può precludere l'applicazione.
- Nella determinazione della pena il giudice di merito ha ampia discrezionalità; una motivazione più analitica è richiesta solo se la pena si colloca prossima al massimo edittale o si discosta significativamente dalla media, altrimenti il sindacato in Cassazione è limitato.
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