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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18345/2024 del 09/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Turnacco chiedeva il riconoscimento della continuazione, ai sensi dell'art. 671 c.p.p., anche con riferimento a reati commessi nel 2003-2004 (un ulteriore omicidio, altre estorsioni e violazioni sulla normativa delle armi), dopo che la continuazione era già stata riconosciuta per reati commessi tra il 1995 e il 2001 (associazione mafiosa, estorsioni, omicidio). Sosteneva che le estorsioni successive fossero parte del medesimo "disegno criminoso" associativo e quindi rientranti nel beneficio.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse correttamente valutato che le condotte del 2003-2004 erano separate da intervalli temporali consistenti, differenziate per modalità esecutive e per identità delle vittime e non erano programmati, almeno nelle linee essenziali, al momento dell'ingresso di Turnacco nell'associazione. La Corte ha richiamato il principio secondo cui la continuazione tra associazione e reati-fine può essere riconosciuta solo se i reati-fine erano programmati già al momento in cui il soggetto aderiva all'associazione; altrimenti si evitano automatismi. Il ricorrente è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Disciplina la continuazione tra reati; la Corte interpreta il rimando alla necessità di accertare che i reati-fine fossero programmati, almeno nelle linee essenziali, al momento dell'ingresso nell'associazione per riconoscere la continuazione.

  • Cass. Sez. 1, n. 1534 del 09/11/2017 (Giglia)

    Giurisprudenza richiamata a sostegno del principio che la continuazione tra associazione e reati-fine richiede programmazione preliminare dei reati-fine al momento dell'adesione.

  • Cass. Sez. 6, n. 13085 del 03/10/2013 (Amato)

    Precedente giurisprudenziale che conferma la necessità di verificare l'ideazione comune e la programmata funzionalità dei reati-fine rispetto all'associazione.

  • Cass. Sez. 1, n. 40318 del 04/07/2013 (Corigliano)

    Ulteriore pronuncia che ribadisce che non basta l'appartenenza dei reati al programma associativo: occorre che fossero già delineati al momento dell'ingresso nel sodalizio.

Massime di principio

  • La continuazione tra associazione per delinquere e reati-fine si riconosce solo se i reati-fine erano pianificati, almeno nelle linee essenziali, al momento dell'ingresso del soggetto nell'associazione; la generica appartenenza al programma associativo non è sufficiente.
  • Per ottenere il riconoscimento della continuazione è utile provare continuità temporale ravvicinata, identità o analogia nella modalità esecutiva, identità delle vittime o stretta strumentalità delle condotte alla finalità dell'associazione.
  • Intervalli temporali consistenti, modalità esecutive diverse e vittime differenti sono elementi che ostacolano il riconoscimento della continuazione.
  • In sede di cassazione le censure di carattere prettamente fattuale (contestazione della valutazione probatoria del giudice a quo) incontrano difficoltà: è necessario dimostrare violazioni di diritto o nette contraddizioni nella motivazione.
  • Per i difensori: documentare e argomentare in primo grado e appello l'elemento ideativo e programmatorio delle condotte al momento dell'adesione all'associazione è cruciale per ottenere benefici di natura esecutiva come la continuazione.

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