Cassazione Penale, Sentenza n. 10070/2024 del 08/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Paradiso Aurelio impugnava la sentenza della Corte di appello di Genova che lo aveva condannato per lesioni personali con prognosi di trenta giorni, opponendosi al diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha però rilevato d'ufficio l'illegalità della pena detentiva inflitta, avendo il reato, per effetto del d.lgs. n. 150 del 2022, divenuto di competenza del giudice di pace; richiamando l'orientamento delle Sezioni Unite (informazione provvisoria n. 19 del 14 dicembre 2023), ha verificato che non sussistevano elementi tali da consentire una pronuncia alternativa ai sensi dell'art. 129, comma 2, cod. proc. pen. Inoltre ha calcolato i termini di prescrizione (tenendo conto di 165 giorni di sospensione) e constatato che il termine massimo di prescrizione è decorso il 27 aprile 2023.
La decisione
La Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per prescrizione. La decisione si fonda sull'illegalità della pena detentiva conseguente alla sopravvenuta incompetenza per materia (passaggio della fattispecie al giudice di pace) e sul decorso del termine di prescrizione, accertato dopo aver considerato 165 giorni di sospensione; non sono stati ritenuti applicabili i rimedi alternativi previsti dall'art. 129, comma 2, cod. proc. pen.
Norme richiamate
Ha determinato il mutamento di competenza della fattispecie, facendo sì che il reato oggetto della condanna divenisse di competenza del giudice di pace; per questo la pena detentiva inflitta è stata ritenuta illegale.
Informazione provvisoria delle Sezioni Unite n. 19 del 14/12/2023
Le Sezioni Unite hanno stabilito il principio secondo cui il giudice deve rilevare d'ufficio l'illegalità della pena quando sopravvengano modifiche normative che incidono sulla competenza; il Collegio ha applicato tale orientamento per annullare la sentenza impugnata.
art. 129, comma 2, cod. proc. pen.
Richiamato come possibile strumento per una pronuncia alternativa in luogo dell'annullamento; dal testo della sentenza emerge che il Collegio ha ritenuto mancanti i presupposti per adottare una pronuncia ex art. 129, comma 2, e quindi ha proceduto alla declaratoria di estinzione per prescrizione.
Massime di principio
- Quando una modifica normativa (es. d.lgs.) trasferisce una fattispecie a una giurisdizione diversa, il giudice deve verificare d'ufficio la legalità della pena già inflitta: una pena detentiva è illegittima se il reato è ora di competenza del giudice di pace.
- Se non sussistono i presupposti per una pronuncia alternativa (ad es. conversione o altro rimedio previsto dalla norma processuale richiamata), il decorso del termine di prescrizione comporta l'annullamento senza rinvio della sentenza per estinzione del reato.
- Il calcolo della prescrizione deve considerare sospensioni e interruzioni: il difensore e il giudice devono controllare attentamente i giorni di sospensione per determinare la decorrenza effettiva del termine prescrizionale.
- L'annullamento per prescrizione non implica necessariamente una valutazione favorevole del merito della responsabilità penale, ma determina l'estinzione del reato per decorso del termine.
- In situazioni simili la difesa dovrebbe sollevare tempestivamente eccezioni sulla competenza sopravvenuta e monitorare i termini prescrizionali; la pubblica accusa e il giudice devono adeguarsi all'orientamento delle Sezioni Unite circa la rilevazione d'ufficio dell'illegalità della pena.
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