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Cassazione Penale, Ordinanza n. 22224/2026 del 16/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza con cui il Giudice dell'esecuzione aveva respinto la richiesta di riconoscimento della continuazione ex art. 671 c.p.p. tra reati già separatamente giudicati. Sosteneva che il giudice di merito non avesse applicato correttamente i criteri elaborati dalla giurisprudenza per individuare l'unicità del disegno criminoso, ritenuta sussistente nel caso concreto in ragione dell'omogeneità delle violazioni. Deduceva inoltre un travisamento per omissione delle sentenze di merito, nelle parti in cui si affermava che le rapine sarebbero state commesse in concorso con la stessa persona. La Corte ha ritenuto il ricorso generico e non confrontato con la motivazione del provvedimento impugnato, rilevando che la difesa non aveva fornito specifiche allegazioni idonee a smentire l'affermazione del giudice secondo cui i fatti erano espressione di decisioni occasionali ed estemporanee, non di un programma criminoso unitario.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che l'ordinanza impugnata avesse fatto corretta applicazione dei principi sulla continuazione, motivando in modo logico e non illogico che, pur a fronte dell'omogeneità dei reati, mancava la prova di una preventiva programmazione delle ulteriori condotte già al momento del primo reato. Ha quindi confermato il diniego del riconoscimento della continuazione e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    Norma invocata per chiedere in sede esecutiva il riconoscimento del vincolo della continuazione tra reati separatamente giudicati.

  • art. 28659 del 18/05/2017

    Le Sezioni Unite hanno affermato che il riconoscimento della continuazione richiede una verifica rigorosa della preventiva programmazione dei reati successivi sin dal momento del primo reato.

  • art. 3111 del 20/11/2013

    L'omogeneità delle violazioni, del bene protetto e la contiguità spazio-temporale sono solo indici rivelatori, ma non bastano da soli a dimostrare l'unicità del disegno criminoso.

  • art. 34502 del 02/07/2015

    La ratio della continuazione risiede nella previsione iniziale di più azioni criminose e in un programma di massima, poi attuato con ulteriori volizioni specifiche.

  • art. 34756 del 17/05/2012

    Nei reati commessi a distanza temporale, salvo prova contraria, deve presumersi che i fatti ulteriori non fossero stati specificamente progettati al momento del fatto originario; può quindi negarsi la continuazione.

  • Corte cost. n. 186 del 2000

    La condanna al versamento della somma alla Cassa delle ammende discende dai profili di colpa connessi all'irritualità dell'impugnazione inammissibile.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione, anche in sede esecutiva, presuppone una verifica rigorosa e concreta della preventiva programmazione dei reati successivi già al momento della commissione del primo fatto.
  • L'omogeneità delle condotte, del bene giuridico offeso e la vicinanza temporale tra i reati costituiscono meri indici sintomatici, insufficienti da soli a provare l'unicità del disegno criminoso.
  • In assenza di specifiche allegazioni difensive che contrastino la motivazione del diniego, il ricorso è generico e può essere dichiarato inammissibile.
  • Quando i reati risultano espressione di decisioni occasionali ed estemporanee, e non di un programma unitario, deve escludersi la continuazione.
  • Per i fatti commessi a distanza temporale, salvo prova contraria, non può presumersi che le ulteriori condotte fossero già progettate al momento del reato iniziale.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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