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Cassazione Penale, Ordinanza n. 04051/2026 del 02/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna del Tribunale per tentato furto pluriaggravato, con pena di anni due e mesi otto di reclusione ed euro 1.000 di multa. Con il primo motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 624 e 56, comma 3, c.p., sostenendo in sostanza che la condotta dovesse essere riqualificata e che ricorresse una desistenza volontaria; con il secondo motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in ordine agli artt. 62-bis e 133 c.p., censurando il diniego delle attenuanti generiche e la valutazione del trattamento sanzionatorio.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondato il primo motivo, osservando che la desistenza volontaria richiede un'interruzione dell'azione dovuta a scelta autonoma e libera dell'agente, e non a fattori esterni come l'allarme sonoro effettivamente attivatosi; perciò è stata correttamente esclusa la riqualificazione in danneggiamento, perché il fatto integrava un tentativo punibile e non un reato diverso. Ha inoltre ritenuto manifestamente infondato il secondo motivo, perché la motivazione sul diniego delle attenuanti generiche era congrua e conforme al principio secondo cui il giudice di merito può valorizzare solo gli elementi ritenuti decisivi o rilevanti. All'inammissibilità è seguita la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 624 c.p.

    Richiamato come norma incriminatrice del furto, nel quadro del ricorso che contestava la qualificazione giuridica del fatto.

  • art. 56, comma 3, c.p.

    La Corte afferma che la desistenza volontaria presuppone una scelta autonoma dell'agente e non l'intervento di fattori esterni che impediscano la prosecuzione dell'azione.

  • art. 62-bis c.p.

    Il diniego delle attenuanti generiche è ritenuto legittimo quando il giudice di merito motivi sui profili ritenuti decisivi o rilevanti.

  • art. 133 c.p.

    La valutazione della gravità del fatto e della personalità dell'agente è stata ritenuta congruamente effettuata dalla Corte territoriale.

Massime di principio

  • La desistenza volontaria nel tentativo è configurabile solo se l'interruzione dell'azione criminosa deriva da una libera e autonoma scelta dell'agente; se la prosecuzione è impedita da un fattore esterno, il tentativo resta punibile.
  • La presenza di un evento esterno che interrompa l'azione, come l'attivazione di un allarme, esclude la desistenza volontaria e impedisce la riqualificazione del fatto in un diverso reato meno grave quando la condotta abbia già integrato il tentativo punibile.
  • Il diniego delle attenuanti generiche è censurabile in cassazione solo se la motivazione sia illogica o apparente; il giudice di merito non deve esaminare singolarmente tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli, ma può limitarsi a quelli ritenuti decisivi o comunque rilevanti.
  • In sede di legittimità non è consentito proporre una rivalutazione del merito sotto forma di violazione di legge o vizio motivazionale, se la sentenza impugnata contiene una motivazione congrua e non manifestamente illogica.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reatoFurto
RamiParte generaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiTentativo

Testo integrale

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