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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10410/2024 del 12/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma che, in sede di rinvio dopo annullamento della Cassazione, aveva rigettato l'istanza di riesame avverso l'ordinanza del GIP di Civitavecchia (26/09/2022) con applicazione degli arresti domiciliari. Le accuse trattate riguardano reati connessi alla gestione di residenze per anziani (art. 589 c.p., capo A) e ipotesi corruttive/mercimonio con un pubblico ufficiale (inizialmente iscritte come artt. 319, 319-quarter, poi riqualificate ai sensi dell'art. 318 c.p., capo C/B). Il ricorrente deduce, tramite tre motivi, violazione di legge e vizi di motivazione: in particolare contesta la ricostruzione della fattispecie corruttiva ex art. 318 c.p. sostenendo che gli atti oggetto del presunto mercimonio non rientravano nelle competenze del pubblico ufficiale; lamenta l'omessa individuazione dell'utilità conseguita dal Destasio; contesta la mancanza di corrispondenza temporale tra promessa/erogazione dell'utilità e l'azione del pubblico ufficiale; e chiede, inoltre, il riesame della qualificazione giuridica e l'eventuale applicazione dell'art. 346-bis c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza d'interesse: il Destasio non era più sottoposto a misura cautelare (la misura era stata revocata e sostituita, infine revocata definitivamente il 19/07/2023), e il ricorrente non aveva formulato nell'impugnazione la domanda di riparazione per ingiusta detenzione, condizione necessaria per mantenere l'interesse alla pronuncia quando l'impugnazione riguarda una misura cautelare ormai cessata (ai sensi degli artt. 315, comma 3, e 645, comma 1, c.p.p.). Per la sopravvenuta mancanza di interesse il ricorso è stato dunque dichiarato inammissibile; tuttavia la Corte non ha condannato il ricorrente alle spese in considerazione della causa sopravvenuta.

Norme richiamate

  • art. 589 c.p.

    Riferimento al delitto di omicidio colposo/condotte dolose o colpose che avrebbero cagionato la morte di ospiti nelle strutture; usato per qualificare i fatti relativi alla gestione delle residenze per anziani.

  • art. 321 c.p.

    Richiamato tra le fattispecie relative alle condotte corruttive/illecite nell'ambito delle indagini; contestazione originaria includeva reati di abuso d'ufficio o atti contrari ai doveri d'ufficio.

  • art. 318 c.p.

    Fattispecie centrale nella riqualificazione: reato permanente di 'corruzione per atti d'ufficio' inteso come asservimento stabile ad interessi personali quando le attività oggetto del mercimonio rientrano nella sfera di influenza o competenza dell'ufficio pubblico. La Corte evidenzia che per integrare la corruzione è necessario che l'atto mercanteggiato sia riconducibile alla funzione pubblica del soggetto corrotto.

  • art. 319 e art. 319-quinquies (o 319-quater?) c.p.

    Riguardano reati di corruzione e concussione; nel testo sono citati gli articoli relativi alle ipotesi corruttive emerse dalle intercettazioni, poi riconsiderate rispetto alla competenza/attività del pubblico ufficiale coinvolto.

  • art. 110 c.p.

    Richiamato nel motivo di impugnazione in relazione al concorso di persone nel reato e alla concausalità delle condotte; impiegato per contestare la ricostruzione del rapporto di cooperazione tra gli indagati.

  • art. 346-bis c.p.p.

    Richiesto dal ricorrente come possibile qualificazione alternativa della condotta (procedura o istituto processuale evocato nel motivo di impugnazione), la Corte rileva l'omesso esame del motivo ma lo assorbe per sopravvenuta carenza d'interesse.

  • art. 315, comma 3, e art. 645, comma 1, c.p.p.

    Norme di diritto processuale penale che impongono che il ricorso per cassazione avverso una misura cautelare ormai cessata sia accompagnato dall'istanza di riparazione per ingiusta detenzione se il ricorrente intende mantenere l'interesse alla decisione; la mancata manifestazione di tale volontà comporta inammissibilità per sopravvenuta carenza d'interesse.

Massime di principio

  • Se un ricorso per cassazione riguarda un provvedimento cautelare di cui il ricorrente è poi cessato destinatario, l'impugnazione diventa inammissibile per sopravvenuta carenza d'interesse a meno che il ricorrente non chieda espressamente la riparazione per ingiusta detenzione nello stesso atto e con procura speciale ove richiesta.
  • Per integrare il reato di corruzione/mercimonio (art. 318 e correlati) è necessario che l'oggetto del mercimonio (atto o comportamento) rientri nella sfera di competenze o di influenza dell'ufficio del pubblico ufficiale: in mancanza di tale nesso funzionale può rendersi improponibile la qualificazione come corruzione.
  • La mancanza di corrispondenza temporale fra promessa/erogazione dell'utilità e l'azione del pubblico ufficiale può compromettere la dimostrazione dell'accordo corruttivo e va puntualmente contestata con elementi probatori che ne dimostrino il nesso causale.
  • La sopravvenienza di eventi processuali rilevanti (es. revoca misura cautelare) può assorbire e rendere inutili questioni squisitamente cautelari; è quindi strategico, quando si impugna un provvedimento cautelare, prevedere e dedurre tutte le domande conseguenti (es. riparazione) per non perdere l'interesse alla pronuncia.
  • Quando la decisione diventa inammissibile per sopravvenuta carenza d'interesse, normalmente non si procede alla condanna alle spese se la causa della perdita d'interesse è sopravvenuta indipendentemente dalla parte che impugna.

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