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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1702/2022 del 17/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata in quanto, dopo la riqualificazione del fatto ai sensi dell'art. 336 c.p., il reato risultava estinto per prescrizione. Perciò è stata accolta la censura principale sulla qualificazione giuridica e non si è reso necessario esaminare i restanti motivi attinenti al trattamento sanzionatorio.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Polimeni era stato ritenuto responsabile di due episodi in cui, con minacce e insulti, avrebbe costretto due ausiliarie del traffico rispettivamente ad annullare un preavviso di contravvenzione già compilato e a non elevare un verbale per analoga infrazione. In Cassazione il ricorrente lamentava, tra l'altro, la errata qualificazione del fatto come estorsione anziché violenza privata e contestava poi decisioni sul trattamento sanzionatorio (esclusione dell'attenuante per il risarcimento e misura della diminuzione per danno patrimoniale di speciale tenuità). La Corte ha ricostruito la dinamica differenziata dei due episodi e ha ritenuto che, data la qualità delle persone offese (incaricate di pubblico servizio) e la finalità dell'agente di ottenere che esse compissero atti contrari ai doveri d'ufficio (annullare un preavviso, non elevare la multa), la condotta andava ricondotta all'art. 336 c.p. (violenza o minaccia a pubblico ufficiale) e non ai reati di estorsione o di violenza privata.

Norme richiamate

  • art. 629 cod. pen. (estorsione)

    L'estorsione richiede che la costrizione sia diretta a procurare un ingiusto profitto, anche non patrimoniale, con altrui danno di carattere patrimoniale (deminutio patrimonii). Se manca il danno patrimoniale la fattispecie rientra nel genere meno grave della violenza privata.

  • art. 610 cod. pen. (violenza privata)

    La violenza privata è configurabile quando la minaccia o la violenza non arreca un danno economico alla vittima; è reato meno grave rispetto all'estorsione quando manca la 'deminutio patrimonii'.

  • art. 336 cod. pen. (violenza o minaccia a pubblico ufficiale)

    Se la minaccia è diretta a un incaricato di pubblico servizio affinché compia o ometta un atto contrario ai doveri d'ufficio, la condotta integra l'art. 336 c.p.; il dolo specifico riguarda la finalità di far compiere l'atto contrario al dovere. La consumazione si verifica anche se l'atto richiesto è già stato compiuto.

  • art. 62, comma 1, n. 6 cod. pen. (attenuante per il risarcimento del danno)

    L'attenuante del risarcimento richiede una riparazione idonea e provata; nella sentenza impugnata la Corte aveva escluso tale attenuante ritenendo mancasse la prova della riparazione, nonostante la difesa avesse fatto riferimento ad un'offerta scritta.

Massime di principio

  • Quando la minaccia è diretta a un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio per costringerlo a compiere o omettere atti contrari ai doveri d'ufficio, la fattispecie va in genere ricondotta all'art. 336 c.p., indipendentemente dalla presenza di un vantaggio patrimoniale per l'agente.
  • L'estorsione (art. 629) richiede un danno o una diminuzione patrimoniale della vittima o un ingiusto profitto che si traduca in pregiudizio economico; in assenza di tale elemento può configurarsi violenza privata (art. 610).
  • La qualificazione giuridica corretta del fatto è determinante anche per la decorrenza e l'interruzione dei termini di prescrizione: una riqualificazione può portare all'estinzione del reato per prescrizione.
  • L'attenuante per il risarcimento del danno necessita di prove concrete della riparazione; l'esistenza di una sola proposta o offerta scritta può non essere ritenuta sufficiente se non dimostra la reale riparazione.
  • La Corte di legittimità può annullare senza rinvio quando la riqualificazione comporta l'estinzione del reato; in tali casi non è necessario esaminare ulteriori profili sul trattamento sanzionatorio.

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