Cassazione Penale, Sentenza n. 23314/2022 del 15/06/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Labidi ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Bologna che aveva riformato la sentenza di primo grado dichiarando estinto per prescrizione un capo e confermando la condanna per ricettazione. Il ricorrente contestava la determinazione della pena: sosteneva che il Tribunale avesse implicitamente ritenuto prevalente la circostanza attenuante prevista dall'art. 648, comma secondo, c.p. rispetto alla recidiva, pertanto la pena base doveva rimanere pari a 4 mesi di reclusione e 100 euro di multa senza alcun aumento per recidiva. Obiettivo del ricorso era ottenere l'eliminazione dell'incremento di pena attribuito alla recidiva (che aveva portato la pena a 6 mesi e 200 euro).
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha constatato l'incongruenza: la Corte d'appello aveva affermato che l'attenuante di cui all'art. 648, comma 2, c.p. era prevalente rispetto alla recidiva, ma aveva comunque mantenuto l'aumento di pena operato dal Tribunale. Perciò la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio e ha rideterminato la pena eliminando la quota correlata alla recidiva: pena definitiva ridotta a 4 mesi di reclusione e 100 euro di multa.
Norme richiamate
Richiamata dal ricorrente come regola di prevalenza/concorrente tra circostanze attenuanti e aggravanti nel determinazione della pena; la doglianza verteva sull'erronea applicazione di tale principio nella determinazione della pena
art. 648, comma secondo, cod.pen.
È la circostanza attenuante specifica invocata e ritenuta prevalente dal giudice; la sua prevalenza rispetto alla recidiva avrebbe dovuto impedire l'aumento di pena correlato alla recidiva
art. 649, comma secondo, cod.pen.
Menzi onata nella sentenza come riferimento normativo alla sub-valenza della recidiva rispetto all'attenuante (nel testo è citata per spiegare la sub-valenza della recidiva)
art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020
Richiamato solo in relazione alla trattazione del procedimento (specifica della fase di udienza); non incide sul merito della determinazione della pena
Massime di principio
- Se il giudice afferma che una circostanza attenuante prevale su una recidiva, la pena non deve contenere aumenti collegati a tale recidiva: l'aumento deve essere eliminato o non applicato
- Quando la motivazione di primo grado è coerente con la prevalenza di un'attenuante (anche se non espressa testualmente), la difesa può chiedere la correzione della quantificazione della pena eliminando le quote riconducibili all'aggravante
- Se la sentenza mostra una incoerenza (afferma la prevalenza di un'attenuante ma mantiene l'incremento per un'aggravante), la Corte può annullare la parte sanzionatoria senza rinvio quando non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto e la correzione è puramente aritmetica/quantitativa
- In fase di determinazione della pena il giudice dovrebbe esplicitare la pena base e gli aumenti o diminuzioni applicati, così da rendere verificabile l'effetto concreto della prevalenza tra circostanze; in mancanza di tale chiarezza la parte interessata può ottenere la riforma o la rettifica
- La difesa, per ottenere la esclusione di aumenti per recidiva, deve dimostrare che l'attenuante è stata ritenuta prevalente o che la motivazione del giudice è incompatibile con l'applicazione dell'aggravante
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