Cassazione Penale, Sentenza n. 20594/2025 del 03/06/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente aveva chiesto la concessione di misure alternative (detenzione domiciliare o affidamento in prova ai servizi sociali) per l'espiazione di una pena di 9 mesi per invasione di edifici (reato del 2015). Il Tribunale di sorveglianza di Roma respinse la richiesta rilevando: mancata allegazione di una proposta lavorativa con regolare contratto, inidoneità del domicilio indicato (edificio in ristrutturazione e privo di citofono) e mancata comparizione dell'istante e del difensore all'udienza. In ricorso Zbranca ha dedotto (i) incompetenza del Tribunale di Roma a favore di quello di Ferrara e (ii) vizio di motivazione e violazione di legge, sostenendo di avere invece allegato un contratto a tempo determinato e la disponibilità di una congiunta ad ospitarlo, e spiegando la mancata presenza in udienza.
La decisione
La Cassazione ha dichiarato il ricorso accoglibile solo limitatamente al secondo motivo. Ha ritenuto inammissibile il motivo relativo alla competenza, confermando che, ai sensi dell'art. 656, comma 6, c.p.p., l'istanza deve essere trasmessa al tribunale di sorveglianza competente in relazione alla sede dell'ufficio del pubblico ministero che ha in esecuzione la condanna (quindi Roma). Quanto al secondo motivo, la Corte ha censurato la motivazione dell'ordinanza come illogica, sintetica e incompleta: il Tribunale aveva affermato l'assenza di un contratto nonostante dagli atti risultasse un contratto a tempo determinato in vigore alla data di presentazione dell'istanza, e aveva valutato l'inidoneità del domicilio senza chiedere verifiche all'UEPE. La Cassazione ha annullato l'ordinanza sulla parte motivazionale e ha disposto il rinvio al Tribunale di sorveglianza di Roma per un nuovo giudizio con piena libertà valutativa ma con l'obbligo di approfondire gli elementi emersi (contratto di lavoro, eventuali variazioni della situazione lavorativa o abitativa, acquisizione della relazione UEPE).
Norme richiamate
art. 656 cod. proc. pen., comma 6
l'istanza per la concessione di una misura alternativa alla detenzione, prevista dall'art. 656, comma 5, cod. proc. pen., deve essere presentata al pubblico ministero, il quale la trasmette al tribunale di sorveglianza "competente in relazione al luogo in cui ha sede l'ufficio del pubblico ministero"
La competenza per le istanze di misure alternative segue la sede dell'ufficio del P.M. che esegue la condanna; norma speciale che deroga al criterio generale di competenza territoriale del tribunale di sorveglianza.
art. 656 cod. proc. pen., comma 5
Richiamato in quanto norma che disciplina la possibilità di chiedere misure alternative alla detenzione; la Corte segnala che l'istanza deve essere valutata con attenzione rispetto a elementi di risocializzazione (lavoro, domicilio idoneo, relazioni UEPE).
Citato come norma che disciplina il principio generale di competenza territoriale del tribunale di sorveglianza, dal quale però l'art. 656, comma 6, derogherebbe nelle ipotesi di istanza trasmessa dal P.M.
Massime di principio
- La competenza a decidere sulle istanze di misure alternative segue la sede dell'ufficio del pubblico ministero che ha in esecuzione la condanna (art. 656, comma 6 c.p.p.); non prevale l'elezione di domicilio del condannato.
- Il giudice deve motivare in modo chiaro e congruo: se respinge per assenza di prova di attività lavorativa o di domicilio idoneo, deve spiegare se ha ritenuto le produzioni (es. contratto) inesistenti, irrilevanti o scadute e valutare l'effetto del tempo intercorso tra presentazione dell'istanza e udienza.
- In presenza di elementi dubbi o passati (contratto scaduto, domicilio in ristrutturazione) il Tribunale dovrebbe richiedere una relazione o un accertamento all'UEPE prima di ritenere definitivamente inidonea la richiesta.
- La mancata comparizione dell'istante o del difensore non legittima automaticamente il rigetto: il giudice deve comunque valutare gli atti prodotti e motivare specificamente l'incidenza dell'assenza sulla decisione.
- Istanza manifestamente infondata o generica può essere non valutata nel dettaglio, ma tale principio non può giustificare una motivazione superficiale quando dagli atti emergono elementi concreti rilevanti (contratto, disponibilità di domicilio, condotta personale).
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