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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7784/2022 del 03/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava il sequestro preventivo delle quote sociali dello Studio Ferrara s.r.l.. La ricorrente sosteneva di non essere indagata, di essere solo socia formale e non amministratrice effettiva, contestava la ricostruzione secondo cui Mauceri e D'Apote sarebbero stati i reali dominanti dello studio e criticava la carenza di gravi indizi e la mancata considerazione delle spiegazioni fornite da Ferrara, Mauceri e D'Apote. Denunciava vizi di motivazione e motivazione apparente rispetto alla genesi e ai trasferimenti delle quote societarie.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano essenzialmente deduzioni di fatto e censure sulla motivazione, materie non sindacabili in sede di legittimità salvo violazione di legge o motivazione radicalmente insufficiente. La Corte ha ritenuto l'ordinanza del tribunale del riesame adeguatamente motivata, richiamando elementi indiziari (intercettazioni, trasferimenti di quote successivi all'inizio delle indagini, profili economici incompatibili dei cessionari) che giustificano la qualificazione di alcuni intestatari come teste di legno e il collegamento delle quote con l'attività delittuosa. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e la ricorrente condannata alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 324 c.p.p.

    Norma richiamata quale titolo per il riesame del decreto di sequestro; disciplina l'impugnazione dei provvedimenti cautelari davanti al tribunale del riesame.

  • art. 273 c.p.p.

    Richiamato in relazione al parametro dei gravi indizi di colpevolezza, indicativo dello standard probatorio richiesto per misure cautelari personali ma posto a confronto con il diverso grado di gravità richiesto per il fumus commissi delicti in caso di sequestro preventivo

  • art. 321 c.p.p.

    Riferito al periculum, ossia al pericolo che giustifica il sequestro preventivo; la Corte ricorda che il periculum può richiedere la valutazione del collegamento di beni intestati a terzi con l'attivita' delittuosa dell'indagato

  • art. 616 c.p.p.

    Norma applicata per la condanna della ricorrente al pagamento delle spese e alla sanzione a favore della cassa delle ammende in caso di ricorso manifestamente inammissibile o infondato

  • art. 23, co. 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137

    Richiamato in relazione alla modalita' di trattazione dell'udienza e all'istruzione procedurale adottata per la requisitoria del Procuratore Generale

Massime di principio

  • La Cassazione sindaca in via principale la legittimità di misure cautelari preventivamente solo per violazione di legge o per motivazione radicalmente carente; censure di merito e valutazioni probatorie sono in genere inammissibili
  • Il sequestro di beni formalmente intestati a terzi e' legittimo quando esistono indizi concreti e persuasivi che tali beni siano riconducibili all'attività criminale o gestiti in modo fittizio tramite teste di legno
  • Intercettazioni, tempistica dei trasferimenti di quote (soprattutto se successivi all'inizio delle indagini) e incongruenze tra capacita' economica del cessionario e valore delle quote sono elementi forti per dimostrare l'effettiva disponibilità del bene da parte degli indagati
  • Per impugnare con successo in Cassazione un provvedimento di sequestro preventivo e' necessario evidenziare violazioni di norme procedurali o carenze della motivazione tali da renderla incomprensibile o assente, non limitarsi a contestazioni di fatto
  • Chi propone ricorso manifestamente inammissibile o privo di fondamento sostanziale rischia la condanna alle spese e sanzioni ex art. 616 c.p.p.; conviene valutare la fondatezza giuridica prima di impugnare

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