Sentenza n. 97/2026 - Latina, Sezione 1
per l'annullamento del silenzio/inadempimento/rifiuto illegittimamente serbato dalle Amministrazioni sull'istanza volta ad ottenere la conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio serbato sulla domanda di conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale in permesso per lavoro subordinato e sulle successive istanze relative al procedimento di revoca del nulla osta alla conversione
Esito
Favorevole al resistente (amministrazione dell'interno)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente, entrato in Italia in forza di nulla osta e visto per lavoro stagionale e successivamente titolare di un permesso di soggiorno per lavoro stagionale, aveva presentato al SUI di Latina una domanda di verifica della disponibilità della quota per la conversione del titolo in permesso per lavoro subordinato. Dopo il rilascio del nulla osta alla conversione, il SUI aveva avviato un procedimento di revoca, rilevando che il permesso di soggiorno era scaduto da tre mesi al momento della presentazione della domanda. Il ricorrente aveva quindi diffidato l'amministrazione a pronunciarsi sulla richiesta di annullamento del preavviso di revoca. Ritenendo perdurante l'inerzia per oltre otto mesi dalla domanda di conversione e per tre mesi dalla diffida, ha proposto azione avverso il silenzio ai sensi dell'art. 117 c.p.a., chiedendo l'accertamento dell'obbligo di provvedere e la nomina di un commissario ad acta.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Nel corso del giudizio l'amministrazione ha adottato un provvedimento espresso conclusivo del procedimento, depositato in atti, che ha posto fine all'inerzia contestata. Il giudice ha ribadito che, nel rito sul silenzio, la condanna dell'amministrazione presuppone che al momento della decisione perduri l'inerzia e sussista ancora l'interesse ad agire. Se il provvedimento espresso interviene prima del ricorso, il ricorso è inammissibile per carenza originaria di interesse; se interviene dopo la proposizione, è improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Resta invece l'interesse a ricorrere quando l'amministrazione adotta soltanto un atto endoprocedimentale o soprassessorio, senza concludere il procedimento con un provvedimento ultimativo. Il ricorrente aveva chiesto la cessazione della materia del contendere, ma il TAR ha qualificato correttamente l'esito come improcedibilità, trattandosi di un giudizio sul silenzio nel quale l'adozione del provvedimento espresso elimina l'inerzia e il presupposto della domanda. Le spese sono state compensate in ragione dell'andamento del processo.
Norme richiamate
Nel giudizio avverso il silenzio, la condanna dell'amministrazione presuppone che, al momento della pronuncia, perduri l'inerzia sull'istanza e sussista ancora l'interesse ad agire; l'adozione di un provvedimento espresso nel corso del giudizio determina l'improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse.
Massime di principio
- Nel giudizio avverso il silenzio, l'interesse a ottenere la condanna dell'amministrazione a provvedere deve perdurare fino alla decisione; l'adozione di un provvedimento espresso conclusivo del procedimento durante il processo determina l'improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse.
- Se l'amministrazione adotta il provvedimento conclusivo prima della proposizione del ricorso avverso il silenzio, il ricorso è inammissibile per carenza originaria di interesse; se lo adotta dopo la proposizione, il ricorso è improcedibile.
- La mera adozione di un atto endoprocedimentale o soprassessorio non esclude l'interesse al ricorso avverso il silenzio, quando non definisca il procedimento e lasci perdurare l'obbligo dell'amministrazione di provvedere.
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