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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49321/2022 del 28/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

De Matteo era stata condannata per peculato per essersi, in qualità di segretaria del gruppo consiliare, resa autrice o complice nella produzione ed esibizione di documentazione falsa (ricevute di acquisto di valori bollati) per giustificare l'appropriazione di €62.246,00 erogati al gruppo. In cassazione ha dedotto: 1) vizio di motivazione e travisamento della prova relativamente all'interpretazione delle dichiarazioni della teste Torchi e di altri testi, alla presenza di acquisti effettivi di francobolli, alla mancata prova che fosse lei la materiale autrice delle falsificazioni e alla presenza del dolo; 2) mancato riconoscimento dell'attenuante prevista dall'art. 323-bis c.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il primo motivo in gran parte inammissibile perché non ha adeguatamente contestato i passaggi argomentativi della sentenza impugnata, ma ha comunque annullato la sentenza di condanna con rinvio per nuovo giudizio. L'annullamento è stato disposto perché una precedente sentenza di questa Corte (n. 35618/2022) aveva annullato con rinvio la condanna del capogruppo Mazza, circostanza che incide sulla qualificazione pubblicistica e sull'esistenza di un accordo doloso tra Mazza e la De Matteo: la Corte di appello dovrà ora, in sede di rinvio e alla luce degli esiti del processo nei confronti di Mazza, valutare se sussista il reato di peculato o altra fattispecie. Il secondo motivo è stato assorbito.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen. (peculato)

    La Corte ha richiamato che la configurabilità del peculato richiede la qualifica pubblicistica del beneficiario e l'appropriazione; l'annullamento della condanna del coimputato pubblico ufficiale incide sulla possibilità di mantenere la qualificazione e, quindi, sulla tipicità della condotta contestata alla ricorrente

  • art. 323-bis cod. pen.

    L'attenuante invocata dalla ricorrente è stata dedotta ma non decisa dalla Corte di cassazione, perché il motivo è stato assorbito nella pronuncia di annullamento con rinvio

  • Cass. sez. pen., sent. n. 35618/20.05.2022

    Precedente di questa Corte che ha annullato con rinvio la condanna del capogruppo Mazza; tale pronuncia è stata ritenuta rilevante perché mette in dubbio l'elemento della qualifica pubblicistica e l'esistenza di un accordo doloso, determinando la necessità di nuovo esame in appello

Massime di principio

  • La responsabilità per peculato di un soggetto che ha agito in concorso con un presunto pubblico ufficiale dipende anche dalla conferma della qualifica pubblicistica dell'altro soggetto: se la posizione del pubblico ufficiale viene annullata, va riesaminata la responsabilità dell'eventuale concorrente
  • La valutazione della falsità documentale si basa sulla complessità del quadro probatorio (inventario disponibilità della tabaccheria, discrepanze tra prelievi e ricevute, caratteristiche formali dei documenti) e una deposizione testuale, anche se utile, non è necessariamente decisiva se sussistono altri elementi convergenti
  • Non è sufficiente l'affermazione generica di errore nella valutazione delle prove in cassazione: il ricorrente deve confrontarsi puntualmente con i passaggi argomentativi della motivazione impugnata per ottenere l'annullamento per vizio di motivazione
  • La mera gestione materiale di documentazione o l'accesso a strumenti amministrativi (es. credenziali per il conto) non esclude nè conferma automaticamente il dolo: occorrono elementi probatori che dimostrino la consapevolezza e l'accordo finalizzato all'appropriazione
  • Quando vi è una pronuncia di annullamento nei confronti di un coimputato rilevante per la qualificazione giuridica del fatto (es. pubblico ufficiale), il giudice che valuta i rimanenti imputati deve rinnovare l'esame delle qualificazioni e del concorso alla luce delle nuove determinazioni processuali

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