Cassazione Penale, Sentenza n. 49322/2022 del 28/12/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della conferma della confisca dell'immobile intestato a De Benedetti, disposta come surrogato del profitto del reato di peculato attribuito a sua madre, Laura Canni. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione perché la Corte di appello non avrebbe esaminato rilevanti questioni di merito sollevate in appello: nullità della sentenza di primo grado per omessa notifica del verbale di udienza contenente la riqualificazione da truffa a peculato; incompetenza territoriale del Tribunale di Cassino; mancanza di prova che l'immobile fosse stato acquistato con proventi illeciti; rilevanza dell'assoluzione di De Benedetti dal reato di riciclaggio e la morte dell'imputata Canni rispetto alla possibilità di disporre la confisca per equivalente.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, annullando la sentenza impugnata e rinviando per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello. Ha censurato l'omissione di motivazione su punti essenziali (competenza territoriale, nullità per omessa notifica) e il fatto che la Corte di appello abbia implicitamente confermato la responsabilità di Canni e la confisca senza confrontarsi con i motivi di appello. Ha inoltre evidenziato l'incertezza procedurale dovuta alla morte dell'imputata e la necessità di un contraddittorio pieno prima di confermare la confisca.
Norme richiamate
Norma richiamata quale fondamento della confisca diretta del prezzo o del profitto del reato; la Corte evidenzia che la confisca in base a questa norma richiede un accertamento di responsabilità e di qualificazione del bene, adeguatamente motivato e mantenuto nel merito nei successivi gradi di giudizio
art. 240, comma secondo, n. 1 cod. pen. (richiamato dalla giurisprudenza di Sez. U.)
Principio richiamato dalle Sezioni Unite (sent. Lucci) secondo cui, in caso di estinzione del reato, la confisca del prezzo o del profitto può essere disposta solo se sussiste una precedente condanna e l'accertamento di reato, responsabilità e qualificazione del bene rimane inalterato nei successivi gradi; principio che richiede un contraddittorio pieno per verificare tali condizioni
Giurisprudenza Sez. U., n. 31617 del 26/06/2015 (Lucci)
Principio richiamato per evidenziare i limiti alla conferma della confisca quando il reato si estingue (es. per prescrizione): la confisca richiede una previa pronuncia di condanna e la persistenza dell'accertamento nel merito; la Corte sottolinea che il principio va applicato con un giudizio motivato e un contraddittorio effettivo
Massime di principio
- La confisca diretta di beni come "prezzo" o "profitto" del reato ai sensi dell'art. 322 ter richiede un accertamento motivato della responsabilità penale e della riconducibilità del bene ai proventi illeciti; tale accertamento deve rimanere inalterato nei gradi successivi per poter confermare la confisca.
- Se in appello sono dedotte questioni di nullità (es. omessa notifica di verbali che modificano l'imputazione) o di incompetenza territoriale, la Corte d'appello è tenuta a esaminarle esplicitamente: il mancato esame può rendere viziosa qualsiasi statuizione accessoria come la confisca.
- La morte dell'imputato impone particolare attenzione procedurale: deve risultare chiaramente come siano state rispettate le prerogative difensive, chi ha partecipato al contraddittorio e come siano state assunte le conclusioni prima di pronunciarsi su misure sanzionatorie patrimoniali.
- L'assoluzione di un terzo (o del proprietario formale del bene) per reati connessi può precludere la confisca se non viene dimostrato con prova adeguata che il bene costituisce effetto o surrogato del profitto del reato altrui.
- In presenza di più questioni (competenza, nullità, qualificazione giuridica del fatto, prova del nesso tra beni e proventi illeciti) il giudice deve motivare punto per punto: decisioni "implicitamente" confermative senza confronto con i motivi dell'appello sono suscettibili di annullamento in Cassazione.
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