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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9975/2022 del 22/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato il sequestro preventivo di un immobile adibito a magazzino, di un'autovettura e dei saldi positivi di conto corrente, disposta in relazione al delitto di estorsione pluriaggravata in concorso. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione per carenza del fumus commissi delicti (argomentazione ritenuta apparente e non congrua rispetto alle osservazioni difensive, inclusa la presunta discrasia tra dichiarazioni della persona offesa e risultanze captative) e censurava i presupposti del sequestro patrimoniale, sostenendo la ragionevolezza delle acquisizioni in ragione del percepimento del reddito di cittadinanza dal 2019 e del ricorso a finanziamenti/garanzie familiari (finanziamento FINDOMESTIC erogato al padre con garanzia della madre per l'immobile; finanziamento per l'autovettura con fideiussione della sorella). Con motivi aggiunti si è ribadita l'estraneità del DI MARIA alle vicende contestate e la genericità delle argomentazioni del Tribunale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto che l'ordinanza impugnata contenga un percorso argomentativo sufficiente a motivare la sussistenza del fumus commissi delicti, richiamando sia gli elementi emersi dal G.I.P. sia la precedente ordinanza di conferma in sede di cautela personale. Ha confermato la valutazione del Tribunale circa la marcata sproporzione tra capacità reddituale del ricorrente (periodo 2010-2019) e i beni acquisiti, nonché il rispetto del criterio della "ragionevolezza temporale" (auto acquistata pochi giorni prima del reato, magazzino circa due anni prima ma non così distante da escludere presunzione di illiceità). Le deduzioni difensive sono state ritenute generiche e prive di documentazione specifica idonea a superare la presunzione: mancavano indicazioni e documenti probanti sull'effettivo trasferimento di somme dal padre, sulla titolarità dell'assegno, sull'ammontare e decorrenza del reddito di cittadinanza; analogamente non erano plausibilmente giustificate le risorse a fronte del finanziamento per l'autovettura. La Corte ha richiamato principi consolidati (anche in tema di finanziamenti e confisca allargata) e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Norma richiamata come base procedurale per il riesame a seguito dell'ordinanza; usata per inquadrare il tipo di impugnazione del provvedimento cautelare.

  • art. 321, comma 2, cod. proc. pen.

    Richiamato quale fondamento procedurale del sequestro preventivo, in particolare la possibilità di disporre misure reali in sede cautelare secondo le regole del codice di procedura penale.

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Riferimento alla precedente ordinanza confermata in sede di procedimento ex art. 309 (cautela personale), il cui contenuto è stato richiamato dal Tribunale ai fini della valutazione del fumus e della gravità indiziaria.

  • art. 240-bis (menzionato nel provvedimento)

    Norma citata nel provvedimento come richiamo normativo per la misura reale (testo menzionato con possibile refuso nel provvedimento): è stata utilizzata come base normativa per l'adozione del sequestro preventivo finalizzato alla confisca nei limiti in cui il provvedimento lo richiede.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso ordinanze di sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge o motivazione del tutto assente o meramente apparente; la Corte verifica la sussistenza dei requisiti minimi di comprensibilità del percorso argomentativo.
  • Ai fini del sequestro preventivo è sufficiente il fumus commissi delicti inteso come astratta sussumibilità del fatto nella fattispecie di reato; non è richiesta la prova piena dei gravi indizi come in dibattimento.
  • La sproporzione tra redditi dichiarati e beni acquisiti costituisce presunzione relativa di illecita accumulazione; spetta alla difesa fornire documentazione specifica e dettagliata per superare tale presunzione.
  • L'acquisto di beni mediante finanziamento o con garanzie prestate da terzi non esclude di per sé l'origine illecita: il ricorso al credito richiede comunque la prova delle risorse necessarie per il rimborso e dei trasferimenti effettivi.
  • La valutazione della 'ragionevolezza temporale' è rilevante: vicinanza temporale tra acquisto e reato rafforza la presunzione di illiceità, mentre acquisti anteriori vanno valutati caso per caso in relazione alla distanza temporale e alla documentazione prodotta.
  • Deduzioni generiche e affermazioni non documentate non sono idonee a contrastare la presunzione di illecito accumulo; la difesa deve produrre elementi certi (contratti, copie di assegni, movimenti bancari, documentazione del finanziamento, prova dell'effettivo trasferimento di somme).
  • Il giudice della cautela può fare riferimento e integrare la propria motivazione richiamando provvedimenti cautelari anteriori (G.I.P. o ordinanze di conferma) e la relativa motivazione, purché il ragionamento finale risulti comprensibile e coerente.

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