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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 505/2024 del 08/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la dichiarata rinuncia, ritenuta dal Tribunale, alla parte relativa all'ammissione all'affidamento in prova al servizio sociale (art. 47 Ord. pen.). Si censura che la rinuncia sia stata espressa dal difensore su sollecitazione dell'Ufficio, senza che il difensore fosse munito di procura speciale e in assenza del condannato; secondo il ricorrente tale rinuncia non poteva ritenersi valida perché la legge e la giurisprudenza richiedono che la rinuncia sia formulata personalmente dal condannato, ovvero dal difensore munito di procura speciale, o in presenza dell'interessato consenziente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo fondato. Ha affermato che la rinuncia all'istanza di affidamento in prova costituisce atto negoziale abdicativo e recettizio che deve essere manifestato personalmente dal condannato, ovvero dal difensore munito di procura speciale o in presenza dell'interessato consenziente. Nel caso concreto il Tribunale non ha correttamente applicato tale principio: la rinuncia era stata sollecitata dall'Ufficio, limitata dal difensore sprovvisto di procura speciale e resa in assenza dell'interessato. Perciò la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata relativamente all'affidamento in prova e ha disposto il rinvio al Tribunale di sorveglianza di Genova per un nuovo giudizio sul punto.

Norme richiamate

  • art. 47, L. 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario)

    La norma disciplina l'affidamento in prova al servizio sociale; nella sentenza è richiamata come oggetto dell'istanza alla quale si è rinunciato, con la conseguenza che le regole sulla validità della rinuncia incidono sull'ammissibilità del provvedimento alternativo.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 1, n. 19326 del 21/12/2018)

    Sez. 1, n. 19326 del 21/12/2018

    Principio applicato dalla Corte: la rinuncia all'istanza di concessione di misure alternative è atto negoziale abdicativo e recettizio che deve essere formulato personalmente dal condannato, oppure dal difensore munito di procura speciale o in presenza dell'interessato consenziente.

Massime di principio

  • La rinuncia a una istanza di misure alternative alla detenzione (es. affidamento in prova) è valida solo se manifestata personalmente dal condannato, o dal difensore munito di procura speciale, o in presenza dell'interessato che presta consenso.
  • Una rinuncia resa dal difensore senza procura speciale e in assenza del detenuto è viziata e può determinare l'annullamento del provvedimento che si è fondato su tale rinuncia.
  • Se la rinuncia è stata sollecitata dall'Ufficio o è «limitata» a fasi preliminari, il giudice deve valutare con attenzione la sua genuinità e la capacità di dispiegare effetti rispetto all'intera istanza; la natura meramente procedurale di una dichiarazione non elimina il requisito della legittimazione a rinunciare.
  • In presenza di una rinuncia invalida la via corretta è l'annullamento del provvedimento relativo alla parte interessata e il rinvio per un nuovo giudizio, garantendo la possibilità per il condannato di decidere personalmente sull'istanza.
  • Prassi consigliata per difensori e uffici: prima di formulare rinunce, assicurarsi della procura speciale o della presenza/consenso espresso del cliente e documentare chiaramente la volontarietà e l'estensione della rinuncia.

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