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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42881/2024 del 25/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I tre imputati erano stati condannati in appello per i reati di furto (riqualificato in relazione all'originaria contestazione), resistenza a pubblico ufficiale e possesso di arnesi atti allo scasso (art. 624-bis, art. 337 e art. 707 c.p.), per fatti commessi il 14/08/2022: introduzione in abitazione, asportazione di beni, fuga in auto inseguiti dai Carabinieri con guida pericolosa e sequestro di attrezzi da scasso. Il ricorso, unico per tutti e tre, articolava sette motivi: (1) vizio di motivazione e mancata qualificazione come tentativo (art.56 c.p.) alla luce della presunta sorveglianza e pronto intervento delle forze dell'ordine; (2) errata qualificazione della condotta come resistenza, sostenendo che la fuga non abbia creato pericolo concreto; (3) critica dell'addebito del reato di resistenza anche ai passeggeri (soltanto la conducente avrebbe agito materialmente); (4) mancata applicazione del principio di specialità/assorbimento dell'art. 707 nel furto (art.15 c.p. e concorso apparente di norme); (5) doglianza sulla valutazione e applicazione della recidiva; (6) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche; (7) omissione di pronuncia su contestazione relativa agli aumenti per continuazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi in parte inammissibili e, in parte, infondati, con le seguenti risultanze principali: - Rigetto/inammissibilità di gran parte dei motivi (tra cui la contestazione della consumazione del furto/tentativo e la censura sulla qualificazione della resistenza), ritenendo adeguata e coerente la motivazione della Corte territoriale che aveva ritenuto compiuto l'impossessamento della refurtiva (anche se per breve tempo) e configurata la resistenza per le manovre pericolose durante la fuga. - Ha ritenuto infondati i rilievi su recidiva, mancato riconoscimento delle attenuanti e sul trattamento sanzionatorio (motivazione sufficiente e discrezionalità del giudice di merito nella determinazione della pena). - Ha però accolto parzialmente il terzo motivo in favore di Vincenzo ed Elisabet: la Cassazione ha ritenuto che la Corte territoriale non abbia adeguatamente motivato l'imputazione del reato di resistenza anche nei confronti dei due passeggeri e ha annullato la sentenza limitatamente al reato di cui all'art. 337 c.p. nei loro confronti, rinviando alla Corte d'appello di Venezia per nuovo giudizio su tale capo e per la eventuale rideterminazione della pena. - Quanto alla contravvenzione di cui all'art. 707 c.p., la Cassazione ha confermato che non è automaticamente assorbibile nel furto: l'assorbimento opera solo se esiste un nesso di immediatezza e strumentalità tra possesso e uso degli arnesi; nella specie la disponibilità di più attrezzi e il modo del rinvenimento hanno giustificato l'autonomia della contravvenzione rispetto al furto.

Norme richiamate

  • art. 624-bis c.p.

    Norma richiamata per la riqualificazione del reato di furto aggravato contestato; la Corte ha ritenuto consumato il furto quando gli autori hanno acquisito dominio esclusivo della refurtiva caricandola sull'auto.

  • art. 628 c.p. (contestazione originaria)

    Norma originariamente richiamata nel capo d'imputazione e poi riqualificata; non decisiva per la soluzione di Cassazione, che si è concentrata sul perfezionamento del possesso.

  • art. 337 c.p.

    Delitto di resistenza a pubblico ufficiale: la Corte ha confermato che manovre pericolose della guida finalizzate a impedire l'arresto configurano resistenza; tuttavia ha annullato la condanna per due imputati quando mancava adeguata motivazione sul loro contributo personale al reato (rinvio per accertare l'applicabilità dell'art.116 c.p.).

  • art. 707 c.p.

    Contravvenzione per possesso di arnesi atti allo scasso: la Corte ha richiamato l'orientamento secondo cui l'assorbimento nel furto opera solo se gli arnesi sono stati effettivamente utilizzati e il possesso è strumentale e immediato; altrimenti la contravvenzione può avere rilevanza autonoma.

  • art. 56 c.p.

    Norma sul tentativo: la difesa invocava l'applicazione per qualificare il fatto come tentativo. La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile la censura perché il giudice di merito ha motivato che il possesso della refurtiva era stato perfezionato.

  • art. 15 c.p.

    Principio di specialità/assorbimento: richiamato con riferimento alla possibile assorbimento della contravvenzione 707 nel reato di furto; la Corte ha illustrato i criteri per l'assorbimento (immediatezza e strumentalità).

  • art. 116 c.p.

    Concorso anomalo: la Cassazione ha ricordato che per addebitare a un concorrente un reato diverso commesso da un altro occorre verificare nesso causale e psicologico (prevedibilità del diverso reato) e ha rinviato sulla questione per i passeggeri rispetto alla resistenza.

  • art. 133 c.p.

    Criteri per la determinazione della pena: la Corte ha richiamato che il giudice di merito ha discrezionalità nel determinare la pena e che la motivazione dettagliata è richiesta soprattutto se la pena è prossima al massimo edittale.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Riferimento procedurale per i motivi di ricorso in Cassazione (lett. b) ed e) invocate dai ricorrenti); la Corte ha valutato ammissibilità e fondatezza delle censure alla luce della motivazione delle sentenze di merito.

  • Sezioni Unite n. 52117/2014 (giurisprudenza citata)

    La Corte ha richiamato il principio delle Sezioni Unite che nega la consumazione del furto quando l'azione è sotto sorveglianza continuativa e l'agente è bloccato prima di perfezionare il possesso

    Le Sezioni Unite stabiliscono che la consumazione può essere esclusa se il possesso non si è perfezionato per la continua vigilanza del possessore; la Cassazione ha però distinto il caso concreto perché qui il possesso è stato ritenuto perfezionato prima dell'arrivo delle forze dell'ordine.

  • Sez. 5 n. 33605 del 17/06/2022 (giurisprudenza citata)

    "il reato di furto si consuma quando il bene trafugato passa, anche se per breve tempo e nello stesso luogo in cui è stato sottratto, sotto il dominio esclusivo dell'agente"

    Richiamata come principio che la consumazione del furto si verifica con il mero acquisto del dominio esclusivo sulla res furtiva, anche se breve o sotto la sorveglianza del proprietario.

  • Sez. 5 n. 4868 del 25/11/2021 (giurisprudenza citata)

    Citata per precisare che il tentativo può sussistere se la polizia monitora continuativamente l'azione e decide di non interromperla per esigenze investigative; la Corte ha escluso che tale fosse il caso di specie.

  • Sez. 5 n. 431 del 30/06/2015 (giurisprudenza citata)

    Richiamata in tema di assorbimento dell'art.707: l'assorbimento avviene solo se gli arnesi sono stati effettivamente usati nel furto; altrimenti possono avere rilievo autonomo.

  • Sez. 6 n. 14550 del 15/03/2011 (Bouzid) (giurisprudenza citata)

    Citata in relazione al potere discrezionale del giudice nell'applicare l'aumento di pena per recidiva facoltativa e all'obbligo di motivazione adeguata.

  • Sez. U n. 47127 del 24/06/2021 (giurisprudenza citata)

    Citata in tema di obbligo generale di motivazione sul trattamento sanzionatorio, con precisazione della Cassazione che la specifica motivazione è richiesta soprattutto quando la pena si avvicina al massimo edittale.

Massime di principio

  • Il furto si considera consumato quando l'agente acquista il dominio esclusivo della res, anche se per breve tempo e anche se il bene resta sotto la vigilanza del proprietario; quindi la presenza di un testimone che chiama le forze dell'ordine non è di per sé dirimente.
  • La fattispecie del tentativo (art.56 c.p.) può trovare applicazione solo se è dimostrabile che il possesso non si è mai perfezionato per la sorveglianza/azione immediata del soggetto leso o della polizia; la mera chiamata alla P.G. non basta se l'imputato è già uscito con la refurtiva.
  • La resistenza a pubblico ufficiale si configura anche con la fuga in auto se la condotta comprende manovre concretamente idonee a ostacolare l'azione di polizia e a creare percezione di pericolo; la valutazione è eminentemente fattuale e rimessa al giudice di merito.
  • Per attribuire la resistenza anche ai passeggeri non basta la correlazione col furto: è necessario accertare il contributo personale (positivo o di rafforzamento della determinazione) e la prevedibilità del fatto da parte del passeggero (criterio del nesso psicologico per il concorso anomalo ex art.116 c.p.).
  • L'assorbimento della contravvenzione per possesso di arnesi atti allo scasso nel reato di furto opera solo se sussiste un nesso di strumentalità e immediatezza tra possesso e uso; strumenti numerosi o rinvenuti in circostanze che fanno emergere autonomia giuridica non sono automaticamente assorbiti.
  • L'applicazione della recidiva facoltativa e il diniego delle attenuanti generiche rientrano nella discrezionalità del giudice di merito: la Cassazione verifica che vi sia motivazione adeguata, ma non sostituisce il giudizio di merito quando la motivazione è congrua.
  • Sulla determinazione della pena il giudice di merito deve motivare con maggior dettaglio se si irroga una sanzione prossima al massimo edittale; per sanzioni nella media o prossime al minimo, una motivazione sintetica che richiami adeguatezza e congruità può essere sufficiente.
  • In ricorso per cassazione, le censure che non si confrontano con la motivazione completa e coerente delle sentenze di merito rischiano di essere dichiarate inammissibili; le nullità o vizi devono essere specificamente e compiutamente argomentati.

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