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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30782/2025 del 15/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per peculato riferita all'appropriazione di euro 102.260 dal conto del Consorzio Artigianato di Garanzia Fidi Soc. Coop. A.R.L., svolgendo cinque censure principali: 1) violazione degli artt. 314, 357 e 358 c.p. per essere stato qualificato soggettivamente come agente pubblico nonostante la sua qualità di liquidatore di ente posto in liquidazione (attività di natura privatistica); 2) difetto di motivazione su tale questione devoluta in appello; 3) travisamento della prova circa la presenza di somme di provenienza pubblica alla data dell'assunzione della liquidazione; 4) omissione di considerare la confusione contabile ereditata e la sua incidenza sul dolo; 5) vizio nella valutazione della richiesta di pena sostitutiva (lavoro di pubblica utilità). La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i primi due motivi: la provenienza pubblica dei fondi non basta per attribuire la qualifica pubblicistica all'agente e il peculato richiede l'abuso di una qualifica pubblica effettivamente svolta. Gli altri motivi sono stati assorbiti.

La decisione

La Corte ha ritenuto errata la qualifica di pubblico agente attribuita al ricorrente in relazione alle appropriazioni, affermando che la sola provenienza pubblica delle somme non determina la qualità pubblicistica dell'agente quando questi opera, come liquidatore, in un contesto di cessazione dell'attivita dell'ente. Perciò la condotta è stata riqualificata da peculato in appropriazione indebita aggravata ai sensi dell'art. 61 n. 11 c.p. (l'aggravante per abuso delle funzioni di liquidatore). Avendo decorso il termine massimo di prescrizione per il reato così riqualificato, la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio per estinzione del reato per prescrizione.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di peculato; la Corte interpreta che per la configurabilità del peculato è necessaria la qualifica soggettiva pubblicistica dell'agente e l'abuso di quella qualifica, non la sola pubblica origine del bene.

  • artt. 357 e 358 cod. pen.

    Richiamati dal ricorrente nelle censure relative alla qualificazione soggettiva; la Corte ribadisce che la verifica riguarda la natura oggettiva e funzionale dell'attività svolta dall'agente.

  • art. 61 n. 11 cod. pen.

    Norma che prevede l'aggravante per abuso di funzioni; in applicazione di tale criterio la Corte ha riqualificato la condotta quale appropriazione indebita aggravata per l'abuso della funzione di liquidatore.

Massime di principio

  • La sola provenienza pubblica dei fondi non conferisce automaticamente la qualifica di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio all'agente; bisogna valutare l'attività effettivamente svolta e la sua connotazione oggettiva e funzionale rispetto a compiti pubblicistici.
  • Il reato di peculato richiede che l'agente abbia abusato della sua disponibilità del bene in quanto titolare di un ufficio o incarico pubblico: se l'attività è di natura privatistica (es. atti di liquidazione dopo cessazione dell'attività), la condotta può essere ricondotta ad altra figura (es. appropriazione indebita).
  • In caso di riqualificazione del fatto in illecito diverso, occorre sempre verificare i termini di prescrizione applicabili: la riqualificazione può comportare l'estinzione del reato per prescrizione.
  • La confusione contabile eredita e la provenienza di fondi pubblici possono essere elementi rilevanti per la valutazione del dolo, ma devono essere adeguatamente provati e motivati nel giudizio; lacune di motivazione su questi punti possono costituire motivo di cassazione.
  • In sede di impugnazione è strategico concentrare le censure sulla qualificazione soggettiva dell'agente e sulla natura dell'attività effettivamente svolta, perché ciò incide direttamente sulla configurazione giuridica del reato e sulle conseguenze sanzionatorie.

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