Cassazione Penale, Sentenza n. 24032/2023 del 05/06/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza della Corte d'appello di Milano che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa a un ritardo di 49 giorni nell'esecuzione dell'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Milano del 2/12/2021, depositata il 6/12/2021, con cui era stato ammesso all'affidamento in prova al servizio sociale. La Corte territoriale aveva escluso il diritto alla riparazione ritenendo l'affidamento in prova equiparabile a titoli esecutivi della pena e applicando il principio di esclusione previsto dall'art. 314 cod. proc. pen., in quanto la detenzione era stata computata ai fini della pena definitiva in corso di espiazione.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il ricorso, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando la causa alla Corte d'appello di Milano per nuovo giudizio. La Cassazione ha rilevato che la motivazione della Corte territoriale era carente in quanto non aveva verificato le ragioni del ritardo di 49 giorni e aveva erroneamente equiparato l'affidamento in prova a un titolo detentivo. La Corte ha richiamato l'evoluzione giurisprudenziale e costituzionale che riconosce il diritto alla riparazione anche quando l'ingiusta detenzione dipende da vicende successive alla condanna legate all'esecuzione della pena, salvo che il ritardo sia stato causato da comportamento doloso o gravemente colposo dell'interessato.
Norme richiamate
Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, art. 5
Riconosce il diritto a una riparazione per arresto o detenzione illegale; principio invocato per giustificare il diritto al ristoro anche in caso di errato ordine di esecuzione
Legge 13 aprile 1988, n.117, art. 14
Prevede espressamente il diritto alla riparazione a favore delle vittime di errori giudiziari e di ingiusta detenzione; richiamata a sostegno della domanda risarcitoria
Codice di procedura penale, art. 314
L'articolo, così come originariamente interpretato, limitava il diritto alla riparazione in presenza di determinate condizioni; la giurisprudenza e la Corte Costituzionale hanno tuttavia dichiarato l'illegittimità di alcune parti e imposto una lettura conforme ai principi costituzionali e convenzionali, ampliando le ipotesi in cui può sorgere il diritto all'equa riparazione
Corte Costituzionale, sentenza n. 310 del 25/7/1996
il diritto a una riparazione in caso di arresto o detenzione illegale è previsto dall'art.5.5 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali
Ha affermato il principio che il diritto alla riparazione per detenzione ingiusta discende dall'art.5 CEDU e ha influenzato la valutazione costituzionalmente orientata dell'art. 314 c.p.p.
Corte Costituzionale, sentenza n. 219 del 2/4/2008
Ha dichiarato l'illegittimità di norme che condizionavano il diritto alla riparazione all'esito di proscioglimento nel merito, contribuendo a distinguere tra irrevocabilità della condanna e definitività della pena e aprendo la strada al riconoscimento della riparazione in casi di vicende successive alla condanna
Giurisprudenza di legittimità (es. Sez.4 n. 39766/2019, Cappadona; Sez.4 n. 35705/2018, Pallitta)
Ha stabilito che l'affidamento in prova al servizio sociale è misura alternativa che non implica privazione della libertà personale e non è da considerare titolo detentivo ai fini dell'esclusione del diritto alla riparazione
Giurisprudenza di legittimità sul criterio di riconoscimento della riparazione (es. Sez.4 n.17118/2021 Marinkovic; Sez.4 n.57203/2017 Paraschiva)
Conferma che il diritto alla riparazione può sussistere anche quando l'ingiusta detenzione deriva da vicende successive alla condanna connesse all'esecuzione della pena, salvo che il ritardo o l'errore derivi da comportamento doloso o gravemente colposo dell'interessato; distingue tra violazione di legge e esercizio di poteri discrezionali
Massime di principio
- Il diritto all'equa riparazione per ingiusta detenzione può sorgere anche quando la detenzione eccede la pena effettivamente eseguita a causa di vicende sopravvenute alla condanna, purché tale eccedenza derivi da violazione di legge o errore dell'autorità di esecuzione e non da scelta discrezionale legittima
- L'affidamento in prova al servizio sociale va considerato misura alternativa non detentiva e quindi in linea di principio non equivarrebbe a un titolo di detenzione che escluda il diritto alla riparazione
- Il giudice che si pronuncia sulla domanda di riparazione deve accertare le cause concrete del ritardo nell'esecuzione dell'ordine di scarcerazione e valutare se vi sia stata responsabilità (violazione di legge, dolo o grave colpa) dell'ufficio esecutivo
- La mera coincidenza tra durata della detenzione e misura della pena definitiva non esclude automaticamente il diritto alla riparazione: occorre valutare se la discrepanza sia riconducibile a un esercizio legittimo di poteri discrezionali o a un errore/violazione
- Se il ristoro viene richiesto per ritardi nell'aggiornamento degli ordini di esecuzione dopo interventi del giudice dell'esecuzione o del magistrato di sorveglianza, è necessario verificare la tempestività e correttezza degli adempimenti dell'autorità procedente prima di escludere la riparazione
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