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Ordinanza

Ordinanza n. 140/2026 - C.g.a.r.s, Sezione 1

per la riforma dell’ordinanza cautelare del T.a.r. per la Sicilia (Sezione prima) n. 160 del 2026, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202600382

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
CGARSOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: Ordinanza cautelare del TAR Sicilia, Sezione I, n. 160 del 2026, che aveva respinto la domanda cautelare proposta in primo grado

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione e consiglieri)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il Comune ha proposto appello cautelare contro il rigetto della domanda cautelare pronunciato dal TAR. Dalla motivazione emerge che la controversia riguarda la surrogazione di consiglieri comunali dimissionari e l’intervento sostitutivo disposto a fronte della mancata adozione dei relativi atti. L’appellante deduceva, in sostanza, l’impossibilità di procedere alla surrogazione e di ricostituire il plenum dell’assemblea consiliare, nonché l’esistenza di un periculum in mora connesso all’intervento sostitutivo. Il testo non espone ulteriori specifici motivi di censura.

La decisione

Il CGARS ha respinto l’appello cautelare per difetto di adeguati profili di fumus boni iuris e per la genericità del periculum in mora. Ha ritenuto che l’atto di surrogazione dei consiglieri dimissionari sia un atto dovuto, la cui adozione non può essere impedita da manovre dilatorie od ostruzionistiche, incluso il mancato raggiungimento del numero legale delle sedute. Nelle dimissioni non contestuali sussiste l’obbligo di attribuire il seggio vacante al candidato avente diritto. L’impossibilità dedotta dal Comune non era oggettiva, poiché non derivava dalla mancanza di ulteriori candidati della lista, ma da reiterata inerzia, legittimamente fronteggiata mediante intervento sostitutivo. L’impossibilità di ricostituire il plenum non impedisce l’adozione, tramite intervento sostitutivo, degli atti che richiedano maggioranze qualificate, ove ricorrano i presupposti di legge. Il periculum è stato ritenuto genericamente prospettato e comunque recessivo rispetto alla necessità dell’azione sostitutiva. Il Comune è stato condannato a rifondere alle controparti costituite le spese della fase cautelare, liquidate in complessivi euro 1.000,00 oltre spese generali e accessori; nulla è stato disposto per le parti private non costituite.

Norme richiamate

  • art. 62 c.p.a.

    Disciplina l’appello cautelare dinanzi al giudice amministrativo.

Massime di principio

  • La surrogazione dei consiglieri comunali dimissionari costituisce un atto dovuto, diretto ad assicurare l’attribuzione del seggio vacante al candidato avente diritto, e non può essere paralizzata da manovre dilatorie od ostruzionistiche o dal mancato raggiungimento del numero legale delle sedute.
  • In caso di dimissioni non contestuali di consiglieri comunali, l’obbligo di procedere alla surrogazione permane per ciascun seggio vacante, anche quando le dimissioni siano volontarie.
  • La mancata ricostituzione del plenum dell’organo consiliare non integra un impedimento oggettivo alla surrogazione quando dipenda da reiterata inerzia e non dall’assenza di ulteriori candidati della lista cui assegnare i seggi.
  • L’impossibilità di adottare in sede ordinaria atti soggetti a maggioranza qualificata per mancanza del plenum non esclude, ove ricorrano i presupposti di legge, il ricorso all’intervento sostitutivo.
  • Nel giudizio cautelare, un periculum in mora genericamente prospettato e comunque recessivo rispetto alla necessità di assicurare il funzionamento democratico dell’ente locale non è sufficiente a giustificare la sospensione dell’azione sostitutiva.

Come è indicizzato

MaterieOrgani degli enti localiTutela cautelare
RamiEnti locali e organizzazione amministrativaProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelareEfficacia ed esecutorietàPrincipio di legalità e tipicitàPonderazione degli interessi e interesse pubblico

Testo integrale

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